“Da grande sarai fr**io”

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Sfondo nero e un primo piano di Immanuel Casto illuminato da dietro, come un angelo dell’annunciazione, con le luci frontali che vanno e  vengono, scoprendo diverse gradazioni di gay effeminato. Il frocio che un giorno diventerà il bambino a cui ci si rivolge.

Tante gradazioni quanti sono gli stereotipi del frocio, che è solo una delle gradazioni di “uomo omosessuale” che si potrà essere, da grande.

Perché lo so, lo sanno tutti, che tu sarai frocio. Quel modo di ballare con la manina al vento e il desiderio di giocare con le Barbie parlano per te.

Le differenti letture parallele di questo testo sono affascinanti.

“Da grande sarai frocio” (nell’ultimo album del Casto divo) non vuol dire nemmeno necessariamente che da grande sarai certamente omosessuale, bisessuale, o che hai una disforia che ti porterà a iniziare un percorso di transizione. “Frocio” è la parola offensiva per qualunque uomo vagamente effeminato. QUALUNQUE.

“Frocio” è la convinzione che si possa comprendere l’orientamento di una persona, che si possa comprendere la persona, da qualche atteggiamento. Che la si possa, etichettare, definire, e possibilmente ARCHIVIARE. (anche magari dicendoti che è per il tuo bene, vedi qui).

“Frocio” è la tua condanna, ma anche la tua liberazione. Perché sai che c’è? NON È UN REATO. E te lo dico con la sfrontatezza di chi ci è passato e lo sa che fa male ma si supera con l’ironia e tanta forza. Non stare zitto, vieni allo scoperto, da grande andrà meglio (ma tu ancora non lo sai)

“È palese a tutti, è una pura ovvietà

inutile negarlo, lo sa anche il tuo papà

danzi in cameretta con la tua manina al vento

l’ho capito al volo, mi è bastato un momento

da grande sarai frocio è scritto nelle stelle

il dolore arriva ma tu intanto sei già diva

da grande sarai frocio ma non si può dire

oggi a Pordenone nasce un piccolo busone

Cresce sogna, balla e canta

cresce sboccia, mia piccola sfranta, che c’è di male se il glitter ti incanta, mmhh

Da grande sarai frocio,

e non è un reato, niente di sbagliato

Colo tuo grembiulino, stirato e perfetto

con il poster di Justin Bieber sul tuo letto

e ripensi a lui, poco prima di dormire, lo scrivi sul diario e cambi il nome al femminile

Da grande sarai frocio, ma tanto gay è bello

dai libero sfogo a quell’istinto ricchiuncello

da grande andrà meglio, ma tu ancora non lo sai

piccolo uranista, non fermarti mai

Cresce sogna, balla e canta

cresce sboccia, mia piccola sfranta, che c’è di male se il glitter ti incanta, mmhh

Da grande sarai frocio,

e non è un reato, niente di sbagliato

e ti chiedi perché se ne accorgono tutti, tutti tranne te

e imparerai che per nascondere il dolore basta un po’ di correttore

conosci a memoria tutti i programmi Tv

guardi tutto tranne il calcio, tuo papà non ne può più

come reagirà, quando dopo cena, gli dirai che per natale tu vuoi Barbie sirena

Da grande sarai frocio e lo stai per scoprire

fidati di me, può far paura da morire

ma non stare zitto in un paese che ti ignora

esci allo scoperto quando verrà l’ora

Da grande sarai frocio,

e non è un reato, niente di sbagliato

Da grande sarai frocio,

e non è un reato,

ci sono passato

“Busone, sfranta, ricchiuncello, uranista” tutti i modi comuni, più o meno offensivi, per denominare una persona che altro non è se non PERSONA. L’hate speach in questo testo è ribaltato nella maniera più poetica, alternato a frasi come “fidati di me, può far paura da morire” e incitazioni a diventare forte “sei già diva, per nascondere il dolore basta un po’ di correttore”. Dolore, dolore. Ed hate speach. Ribadito tanto da perdere significato, perché se ne riappropria chi da quel termine avrebbe dovuto essere ferito.

La parola che non ferisce più arriva ad essere un affronto satirico, e cambiare di significato.

Il fatto divertente è che a me Immanuel Casto non piace nemmeno tanto. Il suo genere per me è inascoltabile perché la batteria elettrica mi dà fastidio alle orecchie. Però devo dire che gli arrangiamenti sono molto curati, al di sopra di buona parte della musica che gira in radio, e alcuni testi sono geniali. Come questo. Anche la dialettica che il cantante dimostra di possedere, anche quando fa un vlog, è fuori (purtroppo, per gli altri intendo) dalla norma italiana soprattutto nell’Olimpo della musica “commerciale”.

Gli è stato detto di tutto, da etero, omofobi, gay con omofobia interiorizzata e buonisti con analfabetismo funzionale galoppante. Che il testo è offensivo, che generalizza in un’unica categoria (il gay effeminato, frocio) TUTTI gli omosessuali. Come se ogni canzone dovesse parlare di TUTTI. Questa abitudine a sentirsi categoria che hanno molti subalterni, che porta poi ad ostracizzare una parte di quella categoria, in questo caso i gay effeminati. Come se si dovesse sempre sottolineare che non lo sono tutti, e come se fosse poi una colpa, una vergogna.

La vergogna che non ti permetterò di provare perché, invece, ti urlerò in faccia che da grande sarai frocio, e sarà terribile ma lo supererai. E probabilmente aiuterai qualcun altro a dirlo al mondo con orgoglio. Perché essere se stessi è la cosa più naturale che ci sia e comprenderlo e celebrarlo è la cosa più liberatoria che ci sia. Ed è una grande capacità riuscire a dirlo con una tale leggerezza, e profondità.

Io ho sentito una forte empatia in quel “da grande andrà meglio, ma tu ancora non lo sai” che avrei voluto dire alla me adolescente. Donna non esattamente tra le righe.

Io non sono stata vittima di bullismo omofobico, ma di bullismo di genere sì, e vorrei tanto anche io poter dire alle piccole me stessa lì fuori che un giorno diranno un grandissimo STICAZZI e volteranno il culo agli stereotipi. O li abbracceranno, ma per scelta e/o ironia trash.

Perché no, mica è un reato mandare a fanculo la maggioranza.

(e mi chiameranno “Gender” , e non ci sto più nemmeno a ragionare.)

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