L’utero è mio e lo gestisco al 99,9%

feti croce

(Questo è un pezzo del 25 Maggio, c’era appena stata la manifestazione “Marcia per la vita”)

Iniziamo come piace a me: mettiamo in chiaro qualcosa.

 Mettiamo in chiaro il fatto che, per qualunque motivo accada una gravidanza indesiderata, quella che si ritrova il più delle volte sola è la donna.

E mettiamo anche in chiaro che, anche qualora si sia in coppia, e capiti una gravidanza indesiderata, e il compagno voglia tenere il bambino, è sempre la donna ad avere l’ultima parola.

 Perché non deve essere una passeggiata, la gravidanza, e non lo è nemmeno quando quel bambino lo vuoi con tutta te stessa.
 E quindi il compagno, gli amici, i parenti, la comunità, possono solo offrire sostegno e conforto.
 Ma se quel bambino una donna non lo vuole non la può obbligare nessuno.
Fermo restando questo diritto inalienabile di fare un po’ ciò che si vuole del proprio corpo (e no, non partite con i diritti del futuro bambino, perché un bambino non chiede nemmeno di nascere, se di scelta vogliamo parlare. E una madre senza spirito materno, fidatevi, non è una fresca brezza mattutina); e che  non credo sia il caso ribadirlo, non basta dire “ci poteva pensare prima” perché è ovvio che se due persone non vogliono figli “ci pensano prima”, ma come si suol dire SHIT HAPPENS; insomma eliminato il solito repertorio delle obiezioni poco pensate ma tanto ribadite, iniziamo.
Essere No – Chioice, o come cazzo volete chiamarvi, Pro – vita, Pro – embrione – feto, “L’utero è mio e lo gestisce dio” (facci sapere poi come funziona la multiproprietà, siamo curiose soprattutto riguardo l’anticamera) e andare a sbandierare feti di gomma in giro per la città lascia il tempo che trova.

Insomma, dietro un aborto c’è una storia, una donna che probabilmente (forse, eh?) ci ha pensato più volte e anche pianto. E proprio non lo vuole sto bambino.

Anche ammettendo che le proibissimo di abortire, o le facessimo cambiare idea, COME PROCEDEREBBE LA SUA VITA? ANZI, LE LORO VITE? Eh perché un bambino poi cresce, questo lo sapete, spero.

E anche tenendo per buona la possibilità di lasciarlo in ospedale, in adozione, chi si occuperà di mamma e feto per nove mesi?

E se ci dovessero essere complicazioni?

Perché è facile dire “io sono per la vita”, quando quella vita non la devi mantenere te.

 Allora perché, a fianco delle richieste di abrogare la 194 (dovete passare sul mio cadavere nudo vestito solo di piume e paillettes. Con le mani ad indicarvi “suka”) non ci mettete delle proposte su COME aiutare le puerpere?

Pro – vita, ADOTTIAMO UNA PUERPERA!

Ooooooohhh! Questa sarebbe una proposta!

Quando ero piccola nell’edificio ora adibito a sede universitaria brindisina c’era “La casa della mamma e del bambino”; una struttura in cui le ragazze madri ( e/o con mariti bastardi) venivano accudite. Ecco, apritene! Offrite davvero una scelta, almeno!

Perché dire “No no e no” pestando i piedi sul mio utero, davvero…non ha senso. Vi fa apparire dei disagiati.

Perché se TU non vuoi abortire nessuno te lo impone, ma la libertà ci vuole, perché non tutte vedono un figlio come una benedizione. E alcune lo vedrebbero anche ma problemi di varia natura glielo impediscono.

 Allora siate coerenti e fate una proposta per benino. Almeno.
 Sareste sempre dalla sponda opposta alla mia, ma vi considererei ESSERI UMANI
Ora non ce la faccio. Ora mi fate schifo e dovete tenere le manacce ben lontane dal mio utero. Guardate che mordo.
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