Bimbi precisini

Vicky

Mi fanno morire dal ridere i bambini, sono così curiosi e desiderosi di sapere, e al tempo stesso scimmiottano le assurdità degli adulti in un modo talmente aderente da suscitare riso e una gran tenerezza. E io piaccio a loro, perché li ascolto (una banalità venuta fuori dalla bocca di un bambino è comprensibile, da un adulto no) e do alle loro domande risposte concrete.

Non li tratto da stupidi, solo da persone che devono ancora conoscere l mondo. Loro capiscono tutto, devono solo stratificare le conoscenze che non hanno avuto il tempo di accumulare; e quando si parla con loro bisogna tenere conto di questo, essendo chiari ma esaustivi.

Così quando mi si avvicina un/a bambino/a per chiedermi qualcosa mi abbasso piegando le ginocchia (così da non sormontarlo/a e guardarlo/a dritto/a negli occhi) e ascolto attentamente.

Domenica c’è stato il concerto di Natale dell’Associazione per cui collaboro, insegnando canto a un gruppo di future rock star. Avevo un cappellino da Babbo Natale perché, hey, ti pare che mi possa far scappare l’occasione per essere pacchiana? Così un bambino con la faccia da duro mi ha rimproverata “Perché hai il cappello di Natale, non è Natale oggi!” ed io gli ho risposto “uh! Davvero? Mi si sarà rotto il calendario!” con l’espressione svampita. Lui mi ha guardato un po’ cercando di capire se lo stessi prendendo in giro o fossi totalmente scema. Ma credo sia importante anche insegnare l’ironia ai bambini, le mie allieve lo sanno, e ogni tanto mi domandano se io dica sul serio e rispondo che lo devono capire da sé.

Credo che i bambini oggi siano sottoposti a troppe pressioni, soprattutto al sud Italia. Regole assurde più legate al non far parlare gli altri che alla reale educazione, e reiterazione di concetti come “non far ridere gli altri di sé”. Io dico loro che le cose stupide si possono fare finché e se ci va, e non c’è niente di male. Infatti un’altra bimba si è avvicinata per dirmi la stessa cosa, che non era Natale, allora perché avevo il cappellino di Babbo Natale? E le ho risposto che mi piace, che per me tutto Dicembre è Natale e mi andava di mettere il cappellino. Ci ha pensato un po’ (bellissimo quel momento in cui rielaborano) e poi ha sorriso.

Ho creato una nuova anarchica, forse.

E poi ci sono le due bimbe mie più piccole: due personaggi. Loro però non hanno grandi pressioni da parte dei genitori, che sono persone serene. E si vede. L’unica corrente contro la potrebbero avere da scuola, palestra e varie, ma se hai dei genitori equilibrati credo che la società sia più facile da gestire e contrastare, diventando se stessi.

Una la seguo da due anni ed è la regina del palcoscenico. Prepariamo una canzone e se ne viene con la coreografia scritta sul quadernone. Ha sempre le mani scritte di pennarello, i capelli fuori dal cerchietto. Un’artista. Attentissima ai miei errori sui quali chiedo sempre sia indulgente.

L’altra è nuova, ma già abbastanza tranquilla sul palco e anche lei, mi fa una testa così. Io ascolto. Se non ascolti non puoi pretendere di essere ascoltato, credo io. Insomma questa piccina ogni tanto se ne esce con frasi come “il calcio non è da femmine” o “se bella vuoi apparire un po’ devi soffrire” ma poi fa tutto il contrario. Si ricorda tutto quello che dico e fa una “faccia da rielaborazione” curiosissima.

Stare coi bambini è una grossa responsabilità, che probabilmente non sarei in grado di portare avanti per più di quell’ora alla settimana in cui mi ci impegno. E sicuramente non sono nemmeno un buon esempio per loro.

Ma mi piace essere la zietta controcorrente, un esempio che porti un po’ di pluralismo in questa città così schematizzata, ancora, in ruoli legati ai luoghi comuni più che alla realtà. Ho fiducia nei confronti di genitori giovani simili a me, e sereni nel loro compito.

Il futuro sarà un bel posto, probabilmente.

 

 

 

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