Sui “Libri distillati” (o “Distillato di libro”)

Durante una delle mie rarissime passeggiate in centro ieri noto con dispiacere la conferma di una notizia che avevo letto un paio di giorni fa: la nascita di una collana di “Libri distillati”. Best seller con metà delle pagine. Per chi non ha tempo, abbiamo tolto le parti inutili.

Incuriosita da come il pubblico del web possa aver preso la cosa trovo la pagina promozionale della casa editrice (cui non faccio nome) e noto con piacere che il 99, 8% circa dei commenti e dei post sulla pagina sono di critica asprissima.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Coloro i quali difendono invece il progetto sono i tipici “anti-anti-conformisti” i quali, attenti a difendere il proprio orticello, accusano i contestatori di essere dei falsi intellettuali, poiché scrivono non in maniera eccelsa tutti (a dire il vero, a parte qualche refuso, di errori gravi ne ho visti pochissimi) e SICURAMENTE fanno finta di essere dei lettori e non lo sono.

Bene.

Io non vado a vedere il balletto. Mi piace, ma un’ora di spettacolo senza parole (o comunicazione verbale tipo Grammelot ma comunque con una narratività per me comprensibile) non ce la faccio. Manco dell’attenzione necessaria, non sono capace di legare ai movimenti i sentimenti comunicati dalla musica, alla quale spesso ho dato un’interpretazione mia, magari. Ma non chiedo alle compagnie di farmi un riassunto per poterne vedere. Non li vedo! Non ritengo siano riassumibili, non sono convinta che alcune parti si potessero evitare, tagliare, mettere da parte. L’opera è quella, e io intera non la vedo.

Magari, se ne ottengo il DVD, posso vederne un atto alla volta, magari. Ma riassumerlo arbitrariamente no.

Per alcuni ( i soliti ignoranti pigri spaventati, quelli che vorrebbero vantarsi di qualcosa, ma non sanno di cosa, e quindi attaccano gli altri) l’amante della lettura si vanta sempre, si sente superiore. Non saprei, facendone parte. Ma l’esempio del balletto credo possa essere esaustivo.

Io non so nulla di chimica. Non mi sento esclusa da una conversazione sulla chimica, non ritengo me la debbano riassumere, non offendo chi ne parla dicendo che “si crede stocazzo”. Semplicemente io sono, volutamente, perché non ho approfondito lo studio della chimica, ESCLUSA dalla conversazione.

Se un autore ha ritenuto necessario descrivere una storia in 676 pagine (esempio di “Uomini che odiano le donne”, che mi ha fatto particolarmente specie) evidentemente le riteneva necessarie. In totale lui ne ha scritte circa 2000, tutta la trilogia credo si attesti su quei numeri. Ha vissuto chiuso in casa anni, non dormendo e trangugiando il caffè che ha avuto una parte importante nella sua morte, probabilmente. Tu, scribacchino del cazzo, signor nessuno assunto alla Casa editrice Staminchia, come ti permetti di decidere a monte quali pagine siano passibili di taglio???

Un commentatore particolarmente arguto mi fa notare che tra i diritti del lettore Pennac ha messo il diritto di saltare le pagine. Sì, ma IL LETTORE! Il lettore, dice Pennac (mia parafrasi, non trovo il libro in casa), può saltare direttamente alla fine, rileggere una parte, saltare un paragrafo che ritiene noioso. Ma LUI, liberamente.

Nessuno ha il diritto di confezionare la mia scelta di lettore.

E attenzione che “lettore” è una categoria, di cui faccio parte senza necessariamente vantarmi, così come non ritengo si vantino quelli che fanno parte della categoria “gente che fa ginnastica”, della quale non faccio parte io. Se vedo gente che comunica questioni di sport io non vado a dirle che si sta vantando, io non sono inclusa nella conversazione. Punto. È un piacere che non conosco, che non apprezzo, che non mi interessa.

Quindi se non ti interessa leggere va benissimo. Basta che poi quando non comprendi un semplice testo non ti offendi se te lo fanno notare. Come non mi offenderei io se un giornalista calcistico mi dicesse che non capisco una ceppa di calcio.

Qualche commentatore ha tirato in ballo, stavolta con cognizione di causa, la neolingua di Orwell. Attenzione, perché non è così azzardato.

Chi opera scelte al posto tuo ti priva della possibilità di coltivare spirito critico. Che è quella cosa che ti fa saltare le pagine. Tu ne salterai alcune, io altre. Perché abbiamo un diverso spirito critico ed è questo, che ci fa avanzare intellettualmente. Metterci a confronto con persone dallo spirito critico differente. Tu cosa ritieni eliminabile? I dialoghi? Le descrizioni dei luoghi? Dei movimenti del personaggio? Ognuno salterà parti differenti, se le salterà. Qualcuno tornerà indietro rendendosi conto che quell’oggetto descritto nella parte saltata era invece importante. Eccetera.

Ma ognuno per conto suo.

Eliminare arbitrariamente quasi 400 pagine (nel caso di Larsson) vuol dire togliere la possibilità di parlare di un libro. Perché avremo saltato le stesse parti, nessuno può averlo trovato noioso, e mancando le descrizioni (immagino) nessuno si è potuto fare un’idea di Lisbeth, del luogo in cui vive…qualcuno ha operato delle scelte al posto tuo.

Uno dei diritti del lettore è quello di non leggere, per Pennac. Io ho passato lunghi periodi senza leggere. Per blocco del lettore, di solito, cioè dopo aver letto libri talmente meravigliosi che nessuno mi sembrava all’altezza, dopo.

È un diritto che possono esercitare tutti, anche quelli che, ritenete voi, non siano dei grandi intellettuali perché scrivono male, quindi difendono dei libri che non leggeranno mai. Può darsi. Ma avranno almeno il rispetto per quelle opere, senza ritenere che qualcuno debba semplificarle per loro.

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3 pensieri su “Sui “Libri distillati” (o “Distillato di libro”)

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