Gli ascensori possono essere buchi dimensionali

ascensore

Sono stata assente, chiedo venia a voi temerari e pazienti lettori.

Ho ricominciato a frequentare, ciò significa alzarsi il lunedì e il martedì alle 5: 40, prendere l’autobus, il treno e arrivare a Bari alle 10:00. Scroccare un ennesimo caffè, seguire tre ore di lezione e tornare il lunedì a casa, il martedì a casa passando da Brindisi per dare lezioni. Bon.

In tutto ciò sono circondata da una strana umanità, incapace di comunicare col prossimo, anche se il prossimo è stato urtato violentemente con una gigantesca borsa e non sarebbe male chiedere britannicamente scusa. Per dire. Ma il luogo di crepatura molesta d’uovo prossemico per eccellenza è l’ascensore. Un gruppo di 4 – 6 persone sconosciute fino ad allora e da allora in poi respirano per un paio di minuti gli stessi metri cubi di poco ossigeno al gusto plastica e umido. Fino all’avvento dello smartphone ci si trastullava con discorsi sul tempo, lamentele sulla lentezza dell’ascensore, oltre l’ovvio quanto delicato “a che piano va?”

Ho salutato, devo dire, con sollievo l’esonero dall’incombenza di intavolare una qualsivoglia discussione che il piccolo oggetto ci ha donato. Ma i piani sono tre e qualcuno deve gestire la discesa degli astanti. E quindi.

Lunedì. Attesa di folto gruppo davanti all’ascensore, entro per prima e mi metto nell’angolino sotto la pulsantiera per agevolare l’ingresso di tutti. Una donna si intrufola velocemente e mentre io dico ad alta voce “che piano?” lei pigia il pulsante esclamando soddisfatta “io ho fatto!”. Signora… veramente… io attendevo che entrassero gli altri… ma niente, lei tutta contenta gongola. per fortuna le ragazze hanno riaperto le porte fermandole col piede, e sono entrate. La mia faccia si era trasformata in un punto interrogativo colmo di disprezzo per il genere umano.

Martedì. Solito gruppo in attesa, un altro. Entro infilandomi nel mio angolo, chiedo “che piano?” e tutte “secondo”. Pigio il primo (il mio), il secondo e tutte gridano NO! SECONDO! Eh, ok, io però scendo al primo. Disappunto loro. L’ascensore si ferma al primo piano e loro “scendiamo! No! È il primo!” rientrano spingendomi verso la parete mentre mormoro ma – io – dovrei – uscire – scusate – per – favore. Fastidio supremo del gruppo che non si sposta di un millimetro, mi faccio sottile ed esco.

Preferisco a questo punto quelli che in ascensore ci scoreggiano, guardate.

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