Cappuccino italiano

(4 Novembre 2014, dal vecchio blog)

Mi disse: “ti stai occupando di studi di genere? Ma dai, ho scritto un libro sull’argomento, te lo invio!”

In effetti il “Genere” in cui è catalogato “Cappuccino italiano”, di Ilaria Prete, è proprio LGBT, ma nulla potrebbe essere più impreciso e limitativo. Quindi iniziamo col precisare che questo è un romanzo QUEER.

Queer come tutto ciò che esula dallo stereotipo e si stacca le etichette di dosso, come tutto ciò che invita a riflettere sul pluralismo delle identità umane. Questo è un libro sulle identità umane. Un libro sulla psiche, sulle motivazioni che portano gli esseri umani a determinate scelte, sulle vite differenti, sulla morte voluta, bramata, odiata. Scampata mille volte e poi.

La morte che arriva sempre nel momento meno opportuno, ed anche la vita, in fondo.

Protagonisti Ottavia e William.

Ottavia è una scienziata, credo biologa ma di queste cose mi intendo zero, ad ogni modo fa la ricercatrice, sperimenta sui topi, conosce i meccanismi del corpo e della mente. La mente fisica, perlomeno. Sperimenta la vita, le droghe, l’alcool, il sesso occasionale. La gravidanza a sorpresa. La conosciamo infatti già madre di un bambino di due anni: Lorenzo. Due sono anche gli ultimi anni passati senza più far uso di droga alcuna.

William, attore di commedie televisive di basso livello, inglese, conosciuto in stazione una sera, nel bel mezzo di un vagare, al ritorno da un suicidio mancato. L’ennesimo.

Le personalità dei due protagonisti sono quanto di più antibinarista si possa immaginare: lei sfrontata ed egoista, per nulla affettuosa, lui paziente, dall’istinto materno estremamente sviluppato. Lunatico e con altissimi e bassissimi. Iperattività creativa e vuoto profondo.

Attorno a loro diverse tipologie di essere umano: l’imprenditrice virago, la psichiatra fredda con una sentenza per tutti, il maschio lassista, la coppia perfetta etero, la coppia perfetta omo, il regista marxista-leninista, il gallerista gay effeminato, la cantante fatalona…

E di che parla questo libro dal titolo poco convincente a detta dell’autrice? Parla di TUTTO.

La domanda di fondo, la legatura che unisce la prima battuta all’ultima, è il tema della possibilità di adozione da parte di una coppia omosessuale, di un omosessuale in genere (ah, non l’avevo detto? William è gay) e i diversi punti di vista sulla questione, ma durante i venti anni circa in cui si snoda l’avventura accade un po’ di tutto.

Eutanasia, rapporti sessuali distribuiti a casaccio, rapporti moglie-marito, gravidanze indesiderate, teorie sulla psichiatria, sull’arte moderna, sull’educazione dei figli, e poi fatti storici fondamentali degli ultimi decenni, dalla guerra in Jugoslavia alla bolla immobiliare.

Ilaria non ci risparmia precisazioni da materialista storica, né tanto meno divagazioni da scienziata. C’è tutto, c’è molto della sua vita e tanto della vita del mondo in un continuo rimando che non annoia mai, anzi spinge a ricercare approfondimenti.

Per quanto riguarda poi lo stile, credo sia il fattore meglio riuscito. Il resoconto di questi anni viene effettuato tramite lettere e interviste e diari personali, più che dal racconto vero e proprio di una voce fuori campo, e la difficoltà in questo caso, essendo in molti a parlare, molti personaggi con personalità così definite, avrebbe potuto essere il caratterizzarli nello stile. Tutt’altro. Ilaria riesce egregiamente a farci comprendere dopo poche righe chi stia parlando. Ogni personaggio ha un suo linguaggio, un suo lessico personale ed inconfondibile.

Ho particolarmente apprezzato le scene erotiche, che non scadono mai nella bassa anatomia da “50 sfumature di Harmony” stile “e poi Luigi mise A nel B di Annamaria”, bensì dipingono pose plastiche, odori e suoni. Ed il momento della scogliera (non posso dire di più, rischio lo spoiler), in un fermo immagine, passatemi il paragone, da Holly e Benji, quando prima di colpire il pallone il giocatore tira le somme dell’intera vita a gamba alzata. Sospeso.

Insomma questo libro fa piangere incazzarsi e ridere ma soprattutto pensare. Pensare tanto. Soprattutto quando, rileggendolo, troverete tutti i riferimenti e le chiavi di lettura disseminati qua e là, oltre a comprendere meglio la linea temporale, che inizialmente confonde,

Il libro si trova qui (link affiliato)

Non sono stata pagata per scrivere questa recensione, ma se avete libri da omaggiarmi sarò ben lieta di scriverne riservandomi di commentare liberamente.

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