“Che quella è zoccola!” “Ah sì? Già mi piace!”

(30 Novembre 2014, dal vecchio blog)

Sono tornata al sud non per mia volontà.

Mi ero ammalata, sì ok un sacco di pippe, e che noia, lo sapete già.

Quello di cui ancora non ho parlato molto invece è il mio profondo senso di sconforto nell’essere tornata muovendomi di circa 800 chilometri più a sud e di minimo 50 anni indietro. Le cose qui sono molto molto diverse, la società è molto molto diversa. Ho avuto a che fare con tante persone che, per carità, anche brave, ma dalla ristrettissima mentalità paesana. La mentalità da cui ero scappata, quella mentalità per cui, ho già accennato, se giri da sola con una birra in mano e scherzi coi ragazzi sei perduta, drogata e se non troia almeno lesbica (come se ci fosse qualcosa di male, nell’una cosa, che è una scelta di vita, o nell’altra che nemmeno una scelta è). Ma va beh, tutto nel passato.

Vivere in città grandi e civili mi ha insegnato che non ero, non sono sbagliata io, bensì solo un po’ diversa dalle persone di qui. E finché non ci si maltratta o discrimina si può vivere tutti felici. E così non è mai.

Quando ho iniziato ad ambientarmi tra le conoscenze del mio compagno una definizione in particolare mi ha sempre fatto sorridere: “Quella lì, stai attenta, la dà a tutti, ci prova con tutti” e chiaramente quello “Stai attenta” voleva essere un avviso bonario, ma a me offendeva.

Mi offendeva innanzitutto perché io sono una femminista vera. Io non penso che gli uomini siano dei deficienti comandati dal testosterone, io credo che uomini e donne possano avere le stesse identiche facoltà mentali e utilizzarle allo stesso modo, ad esempio, dicendo di NO. Quindi che vuol dire? Di lei dovevo stare attenta? O di non essermi innamorata di un coglionazzo che capitombola davanti ad una vagina?

Una donna che non sia mia amica a me non deve nulla, e se ci vuole provare col mio uomo a me non manca di rispetto. Se lo fa davanti a me, e non considerata da lui, esagera, le spezzo i bronchi. Ma se non mi conosce, io non sono lì, o comunque non cerca di essere mia amica per avere gioco facile, a me, cosa importa?

Ma secondariamente ero divertita dal loro esser certe che la definizione di “Zoccola” dovesse, potesse, farmi odiare o disprezzare una donna.

Quanto non mi conoscono.

Cosa posso dire, io, ad una ragazza che ha deciso di non impegnarsi ed esplorare le gioie della carne? Anche giocandoci un po’, sfruttando gli allocchi?

Io nulla. Anzi.

Col tempo ho scoperto di avere più affinità con “la zoccola”, con “la pazza” e via discorrendo…di certo molta più affinità con loro che con le pettegole che addirittura mi chiamavano per dirmi che “Sai, lei ha chiesto di te e bla bla bla” o che avevano come unico argomento di discussione a tavola cosa avesse combinato quella, e che schifo il mio amico me la portava anche ai concerti.

ME LA PORTAVA ANCHE AI CONCERTI. Nemmeno fosse infetta.

Il fatto disgustoso è che ufficialmente sono anche “amiche”, i leccamenti di culo si sprecano e “la zoccola” la stima pure, alla chiacchierona. Il mondo è fatto così, mia cara, mi dico.

E va anche bene, non sarò io a smascherare le chiacchiere. Non siamo in un film americano in cui ci si rinchiude in palestra a chiarirsi e alla fine ci si vuole tutti bene.

Ma rimane quel ghigno, quella sicurezza in me, in quello che ho vissuto, nelle vite attraverso cui sono passata. Indenne. Integra. Sana.

Sorridente.

Io, quella che non parla dei cazzi degli altri. Quella di cui potrebbero inventare mari e monti, e non sarà mai “scandaloso” come la verità.

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