De la diversità

(4 Ottobre 2013, dal vecchio blog)

Mi han sempre dato della “maschiaccia”. Me ne sono sempre fregata. Pensassero ciò che vogliono, a me piaceva giocare nel giardino, col pallone coi pattini e con la terra. La Barbie l’avevo, ma mentre le altre riproducevano le storie che vedevano nei telefilm, io costruivo le casette in cartone, i mobili, i vestiti, ma poi le lasciavo lì.

Sono diventata una bella ragazza che nemmeno me ne sono accorta…fianchi larghi, fisico muscoloso, alta, viso carino ed una marea di capelli. Ma sempre una maschiaccia ed invece di parlottare con le ragazze di vestiti, scarpe, trucchi e ragazzi me ne stavo coi maschi a dire stupidate, ascoltare musica e fare scherzi alla gente anziana (non si fa, eh?).

Quindi da “maschiaccia” passai a “zoccola”. Il motivo non lo avevo mai capito, ma fu così, per gli altri. Io stavo con i ragazzi che piacevano a loro, con cui loro si vergognavano di stare, per cui, io ero zoccola.

(dovete sapere, voi polentoni, che per la gente del sud ZOCCOLA è un po’ un termine passe par tout)

Non mi sono mai riconosciuta nel pensiero comune della gente del sud, o se vogliamo generalizzare con la parte di Italia più conformista, con i canoni di genere imposti alle donne, con la tradizione e la normalità.

Figuriamoci se mi ci riconoscerò oggi, a 34 anni suonati, e tanta vita vissuta fuori di qui, dove io non sono affatto né troppo sfacciata né troppo aggressiva, ma solo UNA DONNA FORTE.

Per questo motivo ho una certa attitudine a difendere qualunque diversità. E odio profondamente tutto ciò che viene difeso come normale, come “le cose stanno così perché son sempre state così”

Ma a questo si aggiunge una conoscenza del mondo (spesso, ahimé, superiore alla conoscenza media della gente che frequento) e uno studio approfondito di tematiche storico-sociali.

Così mi trovo a ricordare spesso alla gente che la tanto decantata “famiglia tradizionale” non esiste. Non è mai esistita. Nel regno animale come in quello del di poco più evoluto homo smartphone.

I pinguini covano l’uovo a turno, perché si bela dal freddo lì da loro e la necessità ha portato alla monogamia e ad una “gravidanza” condivisa. (chiaramente non è gravidanza, covano l’uovo, ma poiché stanno immobili con la pancia intorno all’uovo, e ne covano uno alla volta, non cambia poi molto).

Gli esseri umani, fino alla generazione che ha visto la seconda guerra mondiale, era praticamente di stampo matriarcale. Le donne stavano a casa e i maschi a lavorare. In famiglia c’erano nonni, zie zitelle o vedove e parenti prossimi. Questo era TRADIZIONALE. Con la famiglia nucleare, nel secondo dopoguerra, nascono nuove comunità attorno al CONDOMINIO. Perché sfido chiunque sia cresciuto negli anni ’80 al sud a dire che il proprio nucleo familiare si racchiudesse nel Papà e Mammà! La vicina aveva fatto la focaccia, un’altra aveva la frutta in esubero in campagna (è ancora così da me, evviva la cotognata con le mele regalate!), la dirimpettaia che faceva le punture e il signore del piano di sopra che conosceva le tecniche di primo soccorso. Le mamme del mio condominio si badavano i figli a turno, quando c’era un problema.

E questa comunità è FAMIGLIA. Per nulla nucleare ma parecchio TRADIZIONALE.

E poi ci sono le famiglie di giovani lavoratori, di giovani studenti. Di donne e uomini che si son ritrovati soli ad una età in cui pesa ricominciare.

Ci sono le Urban tribes, nuove comunità studiate da Ethan Watters in un interessante libro.

Ci sono le coppie senza figli, quelle con tanti cani e quelle con tanti amici.

E questo a prescindere che tra loro ci siano o meno rapporti sessuali, che si riconoscano o meno in una minoranza (“minoranza” poiché non riconosciuta dalla mentalità comune e discriminata) che siano dello stesso genere di nascita o dello stesso paese di nascita.

O meno.

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