De la fiducia

(30 Marzo 2014, dal vecchio blog)

La fiducia è il collante del patto sociale.

Prima dell’era della comunicazione, prima della stampa, prima della scolarizzazione diffusa, un individuo aveva poche possibilità di carpire conoscenze che venissero al di fuori dell’esperienza personale.

Tutto ciò che non veniva esperito non esisteva.

Con i primi viaggi di scoperta, seguiti di poco della diffusione della stampa,  anche chi non si fosse mai mosso da casa poteva leggere di culture lontane e misteriose, genti che vivevano in paesi tanto magici da apparire fantasia.

Nacquero allora i primi studi sull’umanità e sulle culture differenti, i confronti con esseri diversi da noi solo per il colore della pelle, l’altezza,  la forma degli occhi ci mise in discussione con noi stessi. Ricostruimmo i concetti di moralità e giustizia universale. Di fatto distruggendoli. Esistevano esseri umani come noi con convinzioni morali differenti ed organizzazioni sociali differenti.

Iniziarono a vagare per il mondo racconti di esseri umani che contavano con le cordicelle ed adoravano dei mostruosi e vendicativi. Si narrava l’esistenza di paesi completamente sommersi dai ghiacci ed altri fatti di sabbia.

Era l’inizio della conoscenza alla portata di tutti.

La stampa diffondeva notizie, immagini, storie. Da qualunque angolo del mondo prima o poi arrivavano racconti lontani, per quanto incredibili.

Nessuno metteva in discussione la veridicità delle informazioni finché non aveva conoscenze sufficienti per invalidarle.

Si leggevano i libri e lì dentro c’era la conoscenza.

La parola aveva un valore.

La definizione data dall’insegnante, dal medico. Dall’ispettore.

La società cresceva e con essa la necessità di fidarsi l’uno dell’altro. Negli scambi commerciali come nello scambio di informazioni e conoscenze.

Tutta la società si fonda su questo, è impossibile non fidarsi affatto ed esistere nella società.

Bisognerebbe essere onniscenti o avere, in ogni momento , la possibilità di verificare la veridicità dell’affermazione dell’altro.

Cosa impossibile.

Amo la società e quello che ha creato la possibilità che i saperi si possano condividere e rafforzare.

Tutto quello che il mondo crea è socializzato, per costruire qualunque cosa, per arrivare a qualunque scoperta, abbiamo bisogno delle capacità altrui.

Andiamo al ristorante e ci fidiamo di ciò che viene preparato.

Sorridiamo a qualcuno e ci aspettiamo in cambio un sorriso.

Anche solo quando entriamo in un supermercato, il patto sociale ci rende fiduciosi del fatto che lì troveremo quello che ci serve.

Niente, era solo per spiegare il motivo per cui “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” sia il detto più stupido, cattivo e pericoloso che io sia costretta a leggere e sentire spesso.

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