Femministe contro le camicie? Femministe contro Ilary Blasi?

(22 Novembre 2014, dal vecchio blog)

E così un tipo fa atterrare una sonda, partecipa alla conferenza stampa vestito di merda (dai, era vestito di merda. In generale proprio. Non gli interessa, ok, è solo un giudizio estetico che non compromette il mio giudizio su di lui come persona con una capoccia tanta), qualche persona poco impegnata nelle faccende di casa si indigna per la camicia che porta e scatta il casino: LE NAZIFEMMINISTE  BLA BLA.

Ok.

A parte che di questa storia del Nazi-qualunquecosa inizio a stufarmi, e che magari generalizzare per dire che TUTTE le femministe si indignano per fesserie è stupido e sarebbe da evitare come qualunque generalizzazione, cerchiamo di capire perché una camicia simile dovrebbe dar fastidio.

Io non sono appassionata di manga, disegni vari, fumetti e come si chiamano. Alcuni mi piacciono ma più per le battute che per i disegni (tipo Rat-Man, Jenus, Felinia…) anche perché di disegno non ci capisco una beatissima ceppa e da piccola ho abbandonato presto Topolino per Piccole donne. Ma mi rendo conto che negli ultimi anni la moda Rockabilly ha preso molto piede, insieme alle decorazioni raffiguranti pin up, per la gioia di molti amici miei che lo sono sempre stati ma adesso trovano i vestiti ad un prezzo migliore.

Quella camicia credo si possa definire tra il Geek ed il Rockabilly, (ovvero Geek= appassionato di qualcosa e quindi “camicia raffigurante qualcosa che ci piace, per mostrare la propria passione”), ma sono fuori dal tunnel della moda da anni, cerco solo di definire un target; quindi diciamo che fa parte di un modo di essere, e quindi anche di vestire. Come comunicare che ti piacciono i fumetti, i disegni di quel tipo eccetera. Tutto ok fin qui.

Qualcuno ha anche obiettato: perché non esistono le camicie con i supereroi mezzi nudi disegnati sopra? E qui è scattata la scintilla.

Ciò che di offensivo ci può essere su di una maglietta del genere non è certo nel personaggio da bollare come maschilista, o il fatto che si sia esposto con quella camicia al mondo intero. Il problema sta a monte.

Esistono magliette da Superman, per essere superman, voler essere superman. Non c’è la maglietta con Superman semi nudo in posa sexy. O se c’è è poco diffusa, io non l’ho vista.

Non c’è la maglietta da Wonder woman, da Cat woman. Non c’è la maglietta per “travestirsi” da super eroina. Nessun uomo vuole ESSERE la pin up, ma tutti amano le pin up, GUARDARE le pin up. L’eroina anche è un modello da GUARDARE, non da IMITARE.

Ci sono donne con la maglia DA Superman. Uomini con la maglia di una eroina a caso disegnata intera, possibilmente in posa sexy. Non ci si traveste DA eroe donna. Da eroe uomo sì.

Spero di essermi spiegata.

Quello che di sbagliato ci può essere è il concetto a monte, l’obbligo della donna di essere DECORATIVA, quello magari. Ma prendersela con il tipo che indossa vestiti squillanti è, OVVIAMENTE, stupido. E lo è ancor più generalizzare questa polemica assurda per dare addosso, nuovamente, al femminismo.

Femminismo che non si indigna, invece, per Ilary Blasi che si fa vestire (poco e alcuni dicono anche male, dal pubblico a casa).

Mi scappa una risata.

Ilary Blasi, forse sfugge a qualcuno, è una soubrette. Da che esiste il varietà la soubrette è la parte decorativa dello spettacolo, e qui torniamo alla DECORAZIONE obbligatoria della donna.

MA

Ilary Blasi è anche l’unica, dopo aver perduto per strada la televisione italiana conduttrici come Paola Cortellesi (ormai fenomenale attrice) e Ellen Hidding, a riuscire a COMPRENDERE L’IRONIA  e ad assecondarla. Ora, certo parliamo di una comicità bassissima, da prima serata nazionalpolare, ma ricorderei agli avventori le facce da miracolata che faceva Cristina Chiabotto ogni qualvolta non capiva la battuta. No, dico, la ricordate quella faccia? Ecco.

La Blasi è una ragazza sveglia, che non sa fare moltissimo (anche se già parlare ad una telecamera è una capacità, provateci e mi direte), ma è simpatica e bellissima. Non credo che si spogli con ingenuità, è consapevole perfettamente di ciò che fa e quindi no, non è OGGETTO bensì SOGGETTO. Perché il problema non è il fatto di spogliarsi, bensì con quale coscienza lo si fa. Capisco che comprendere la sottigliezza appare difficile sia agli uomini misogini attratti ma impauriti da una donna nuda che ti guarda con furbizia e sia alle donne frustrate per cui la figa è un tesoro inesplorabile, un dono prezioso, un Oscar and-the-winner-is-solo-mio-marito; ma facciamo uno sforzo.

Il corpo è una componente fondamentale della nostra essenza ed utilizzarlo, mostrarlo, farlo guardare o toccare è una nostra scelta e libertà. Il concetto da superare è l’OBBLIGO, assieme alla VERGOGNA; ovvero l’obbligo della donna di essere bellissima ed intoccabile, e la vergogna nel non esser stata all’altezza di questo compito. Superato questo assolutamente tutto può essere concesso, ma è necessario non perdere di vista il concetto primario, non perdere tempo ad insultare Kim Kardashan (che non so che lavoro faccia, per la cronaca) perché mostra il culo! Il problema non è UNA persona che si mostra, il problema è lasciare che ci facciano sentire inadeguate perché non siamo belle come lei e contemporaneamente in colpa perché vorremmo spogliarci ed essere guardate, ma non possiamo. LEI sola può, e tu non sei nessuno e ti sfogherai insultandola.

Il mercato deve imporci dei modelli omologati ed irraggiungibili, perché noi, pisquane imbambolate, quando siamo tristi COMPRIAMO. E più ci stanno di merda i vestiti e più compriamo, più non ci servono i trucchi e più ci riempiamo i cassetti. Ne compriamo di nuovi.

Ma questo è un altro discorso e ci torneremo.

La conclusione è che non bisogna odiare la pin up o chi ne indossa sulla camicia, il culo della tipa sul giornale (super ritoccato, tra l’altro. CHI ha una pelle simile dal vivo? Le sedicenni, al massimo!), bisogna solo prendere atto che quella è arte fotografica, o fumetto, e noi siamo persone vere. E che la bellezza non è OBBLIGATORIA, non è un merito e non è una colpa.

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