La grazia fa male? Ricordiamoci di restare SANI – (Estratto di analisi di genere)

(9 Giugno 2014, dal vecchio blog)

(Questo è un estratto dalla mia tesi di laurea triennale, che il Professore ha ritenuto non inerente)

Quanto l’abito fa il monaco? Quanto è possibile comunicare di me, di quello che sono ora, rendendo possibile la comunicazione di ciò che sono dentro? Vesto sempre da donna, io, Paola Calcagno? Sempre da studentessa, sempre da cantante?

In questo momento in cui sto scrivendo, con la tuta e struccata, non credo affatto di essere vestita da femminuccia, non come probabilmente la società immagina essere una donna.

Io non sono sempre la stessa, nessuno di noi lo è, e ciò può essere comunicato tramite l’abbigliamento, oppure no. Se qualcosa ci insegna la semiotica applicata alla comunicazione visiva è che possiamo decidere di comunicare un significato rispetto ad un altro, ma non possiamo non comunicare, quindi che lo vogliamo o meno nel momento in cui il nostro corpo viene guardato, comunicherà qualcosa al ricevente. Potremmo indossare un sacco di yuta e staremmo comunque comunicando: stiamo comunicando il nostro non voler essere guardati.

L’apparenza diventa però importante quando vogliamo acquisire fiducia da parte del nostro superiore, o di una comunità in particolare, e quindi vestiremo gli abiti del luogo se siamo in visita diplomatica in un paese dalle usanze differenti da quelle del nostro paese di origine, ci preoccuperemo di vestire in modo adeguato per un matrimonio, per un colloquio di lavoro e indosseremo divise quando vogliamo mostrare l’appartenenza ad un gruppo.

Come spesso nella vita, la finzione filmica ci viene d’aiuto per comprendere alcuni meccanismi.

In Miss Detective (Miss Congeniality, 2000, diretto da Donald Petrie) l’agente Gracie Hurt (Tradotto: La Grazia, l’eleganza, fa male) è una donna che ha rinunciato completamente alla sua femminilità in nome della disciplina e della completa dedizione ai Federali, come spesso accade quando una donna raggiunge un livello professionale tradizionalmente designato agli uomini, acquisisce ed amplifica atteggiamenti e pensiero estremi, e quindi Hurt è rozza, cammina come un uomo, mangia enormi bistecche e non conosce la depilazione. Si troverà a doversi comportare e vestire da donna per un’indagine che salverà la vita a molte ragazze: farà la conoscenza con ceretta e bon ton, ma resterà l’agile e preparata agente capace di salvare Miss America, scoprendo che le pene più restrittive per chi viola la libertà vigilata sono un desiderio lodevole, ma anche la pace nel mondo non è male. Gracie viene scelta per la corporatura snella casualmente scoperta grazie ad un programma per identikit, come infiltrata nel famoso concorso di bellezza in cui dovrà scoprire chi attenta alla vita delle Miss inviando lettere anonime, si ritroverà ad affezionarsi a quelle donne che sentiva così diverse da lei, e a scoprire di non avere necessità di assomigliare alla versione peggiore del luogo comune di un uomo, di essere come dice Vecchioni: “[…] quella che va al briefing, perché lei è del ramo, e viene via dal Meeting stronza come un uomo, sola come un uomo” (Donna con la gonna, 1997 Roberto Vecchioni Studio Collection), ma che può essere Miss ed anche Detective.

Miss Detective è forte, scaltra e veloce, e lo è sia con la divisa che senza, lo è sempre, così come è sempre un’agente dell’F.B.I. Clarice Starling de Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs, 1991,  Jonathan Demme), pellicola certamente non dedicata alla parità di genere, anzi. Clarice viene scelta in quanto giovane donna, non per la sua avvenenza ma per la sua apparenza delicata, viene risparmiata perché Hannibal prova per lei affetto, la identifica con la sorella morta e ne diventa padre putativo e, nel sequel, compagno. Clarice è fragile pur essendo un’ottima agente e la scena della cattura di Buffalo Bill, con lei in divisa come gli uomini ma molto più piccola, ne sottolinea la inferiorità fisica, come l’umiliazione della scena della prigione, in cui si trova a camminare in mezzo a maniaci che la violano per quanto le sbarre permettono.

La divisa dell’F.B.I. ti dona quindi credibilità e forza, ma la divisa dell’F.B.I è cosa da uomini, per indossarla non basta essere forti, agili, scaltri, è necessario essere uomini.

Dalla parte opposta abbiamo Mrs Doubtfire – Mammo per sempre (Mrs Doubtfire, 1993, Chris Columbus), in cui Daniel Hillard,doppiatore dalle mille voci, perde il lavoro e si separa dalla moglie dopo troppe discussioni fondate sul suo essere infantile e non meritevole di fiducia. Dopo aver scoperto che lei sta cercando qualcuno che si occupi dei figli ed aver ricevuto il suo rifiuto, decide di travestirsi da gentile donna di mezz’età dalla voce gentile ed educata e candidarsi come tata. Le capacità di accudire dei minori, educarli, la bravura nell’occuparsi delle faccende di casa non sono pre-definite per genere e Daniel lo dimostra trasformandosi in una tata perfetta. Talmente perfetta da meritare di vedere i figli, una volta avvenuto lo smascheramento, ogni giorno dopo la scuola.

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