L’ingratitudine del depresso. Gracias a la vida. Rispondi, Orson.

(12 Agosto 2014, dal vecchio blog)

Ascolto e leggo spesso discorsi pazzeschi sulla depressione, e sulle lamentele, e sull’essere ingrati nei confronti di una vita fortunata, o piena di salute e amore.

Su chi si lamenta di chi si lamenta.

Su chi dovrebbe essere felice e grato di ogni singolo giorno.

Dovresti. Dovresti dire grazie e stare in silenzio perché c’è chi sta peggio e sa cosa è la sofferenza.

E te non sai cosa significhi soffrire eh EHHH… io sì, io sì che lo so cosa vuol dire, io sì che ne ho passate tante.

MINCHIATA STRATOSFERICA.

Non lo sai, non sai cosa passa un’altra persona non sai come vede la vita lui/lei non sai nemmeno se i  colori li vede allo stesso modo, come sente i rumori quanto buono è per lui/lei il dolce al cioccolato. Non lo sai. Lo sa solo lui/lei. Ognuno sa per sé ognuno sente e gioisce e prova dolore. Ognuno a modo suo.

Qualche tempo fa una cantante molto famosa parlava del tumore alle ovaie che ha superato. Bene, ti dici, lo ha superato, pare stia bene, sono contenta perché so che è superabile. Che gran cosa la scienza!

Poi inizia la paternale. Che eh…quando vedo le adolescenti disperate per una piccolezza mi incazzo perché EH…IO LO SO COSA SIGNIFICA SOFFRIRE e loro sono giovani e belle in salute e si lamentano per nulla!

Io non tornerei mai all’adolescenza. Sto tanto bene con i miei acciacchi e le certezze dei miei 35 anni belli bellissimi pieni di cose e con due-tre vite alle spalle…belli, stupendi, che sono ancora abbastanza giovane da passare le serate in spiaggia e ridere se mi si arricciano i piedi e le mani ma ancora si può fare, si può mangiare quella frittura di pesce quella birra in più non ti ucciderà. Avrai il mal di pancia il giorno dopo, al massimo. Posso ancora portare le casse sulla spiaggia e ballarmi un paio di balli di gruppo e cantare tutta la notte e magari anche coi tacchi e fare la matta e emozionarmi ed emozionare. L’importante è portare una sciarpina ed una maglia sulle spalle.

Lo posso fare e posso fregarmene se si vede la cellulite. I capelli non sono a posto. Questo significa avere trent’anni e non tornerei indietro mai.

Ma ricordo i dolori dell’adolescenza, e non potrei dire che sono più leggeri dei dolori della malattia.

Ricordo quando la cosa più importante del mondo sembrava essere l’amica che ti usava per conoscere il tipo, le scarpe che volevi e non potevi permetterti. Credere di essere brutta. Di avere il culone (no quello ce l’ho davvero ma ora ne rido anch’io) di essere inutile di essere troppo maschiaccia troppo troia troppo chiassosa.

Le chiacchiere della gente.

Il ragazzetto stronzo.

L’amica superficiale.

Quanto ne soffrivamo, eh? Quanto faceva male avere l’apparecchio, ma non male ai denti.

Poi gli anni son passati ed ho avuto il Basedow e la mia vita era bella, prima. Perfetta  magari no, si lavorava si andava all’università con poche ore di sonno alle spalle. Ma si viveva fortissimamente.

E poi il Basedow mi ha spenta.

Ed ho conosciuto la depressione. Quella brutta. E le crisi di panico. E tutto il resto.

Direi mai a qualcuno che si dispera per un amore finito, o per un lavoro mancato, o anche perché i capelli gli/le stanno di merda che non deve?

Che diritto avrei io di dire a qualcuno perché e per come deve o non deve soffrire?

Circa tre anni fa la separazione con Omino strano. Su Facebook frasi angoscianti, canzoni angoscianti, immagini profilo di orsetti di pelouche squartati e donne in fiamme. “Amici” che mi scrivevano consigliandomi di smetterla.

E tu chi sei? Come ti permetti a misurare il mio dolore?

Se qualcuno non ha mai conosciuto la depressione, e stare per strada non avere nessuno, soffrire la fame soffrire la malattia, io sono soltanto felice.

Non credete a chi dice che “Eh, tu ti lamenti per piccolezze, io so cosa vuol dire soffrire ” ed ancora meno a chi sottovaluta la depressione dicendo che “io sì, dovrei essere depressa, vedi che vita che faccio, vedi mi manca un polmone prendo medicine tutta la vita”  non ascoltate chi denigra il dolore degli altri.

Ieri mattina si è suicidato un uomo che ha fatto ridere quasi tutto il mondo. Era depresso ed io non so perché e forse non lo sapeva lui. So solo che non c’è più e non l’ho mai conosciuto e non lo conoscerò mai e lui non sa che io esisto e cantavo “Nano nano” come una forsennata da piccola, e volevo costruirmi un’astronave a forma di uovo. Che so separare le dita delle mie mani per il suo saluto da sempre.

E mi mettevo a testa in giù sul divano fantasticando di parlare con Orson.

Però il mio preferito de L’attimo fuggente era Josh Charles.

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