L’uomo di zucchero

(4 Agosto 2011, dal vecchio blog)

C’era una volta l’Uomo di zucchero. Era molto buono, e tutti quanti ne prendevano un pezzettino. Lo riempivano di complimenti “Come sei bello, Uomo di zucchero, come sei buono” e mangiavano. Lui era contento, perchè non era mai solo, ed era felice del suo essere di zucchero, perchè sapeva che ciò rendeva felici le persone.

C’era una volta una Bambina, che non chiedeva mai. Le avevano insegnato a non mendicare, ad accettare solo le cose che le venivano offerte, ma solo dopo il primo “no, grazie”. Lei era buona, ma il giusto. Sapeva anche dire di no quando qualcuno voleva approfittarsi di lei.

La Bambina guardava l’Uomo di zucchero lasciarsi consumare dalla gente. La gente gli stava addosso tutto il giorno e l’Uomo di zucchero non sempre riusciva a fare le cose che amava fare.

Lui amava fare le bolle di sapone.

E aveva bisogno di tanta solitudine e calma per farne. La gente, saltandogli addosso per assaggiarne un po’, rompeva le bolle di sapone. E lui era triste, ma non lo diceva. Si isolava e faceva le bolle. E se la gente si avvicinava per dargli una leccata, lasciava fare. Anche se le bolle di sapone, così, si rompevano.

La Bambina avrebbe voluto difendere l’Uomo di zucchero, ma era impossibile. L’unica cosa che poteva fare, era non chiederne un pezzettino anche lei, preservarne un po’, e stare lì a guardare l’Uomo di zucchero fare le sue bolle di sapone. E costruirgli il vuoto attorno, per fargliele fare. Ed il silenzio per poterle ammirare. E lo spazio perchè non si rompessero.

La Bambina soffriva molto.

Un giorno, tanto tempo fa, l’Uomo di zucchero le aveva chiesto se non le piacesse lo zucchero. Lei rispose che le piaceva, molto, ma che era stata abituata a non chiederne e forse talmente non ne aveva avuto, che ora era terrorizzata dall’idea che le avrebbe procurato il mal di pancia. L’Uomo di zucchero le promise che se lei gli fosse stata accanto, la avrebbe portata nel suo mondo di zucchero. Le sarebbe piaciuto molto e non avrebbe mai avuto il mal di pancia, perchè lui lo avrebbe impedito.

Gli anni passarono, ed il tempo per le bolle di sapone veniva sempre attaccato dall’egoismo delle persone che volevano pezzettini dell’Uomo di zucchero.

E molte volevano diventare di zucchero anche loro, e speravano che lui le avrebbe aiutate.

E lo supplicavano “ti prego, Uomo di zucchero! Fai diventare di zucchero anche me! Lo so fare! Sono nato per diventare un Uomo di zucchero anch’io!!!”

E volevano guardare e toccare le bolle di sapone. Anzi dicendo “le voglio fare anch’io con te! Facciamole come piacciono a me, le bolle di sapone!!!”

L’Uomo di zucchero annuiva, non riusciva a dire di no.

La bambina è ancora là. Non c’è mai stata nel mondo di zucchero, lo ha solo visto da lontano. Non voleva diventare come le persone golose, e non poteva difendere l’Uomo di zucchero. Piangeva vedendolo consumarsi, e non riusciva a dire che ne voleva un po’ anche lei, perchè lo sentiva ingiusto.

Così continuò tutta la vita a dire che lo zucchero non le piaceva. O che le faceva venire il mal di pancia. E la gente continuò a far finta di crederci, così ne sarebbe rimasto di più per sè.

Sta lì, seduta, a guardare le bolle di sapone salire dal mondo di zucchero.

Sorride.

Ognuna di esse è un pezzettino di Uomo di zucchero che la gente non ha ancora sciupato.

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