OLTREMUNDO. Cosa sei disposto/a a rischiare?

(15 Febbraio 2015, dal vecchio blog)

(In evidenza una scena dello spettacolo. Dal sito ufficiale. Bonvenon è “Benvenuto” in Esperanto)

Tre donne di un’ epoca imprecisata, tra gli anni ’20 ed i ’50 ma forse anche donne moderne dallo stile un po’ vintage, vengono scaraventate in scena, cadono o forse si lanciano in un limbo dal quale cercano poi di scappare oltrepassando IL muro, il confine.

Del resto nulla si sa, solo sensazioni, emozioni e storie che si possono far aderire a fatti di cronaca (immigrazione? Esclusione sociale?) come alla nostra crescita interiore.

L’altro, l’io, l’OLTRE.

Il viaggio, il bagaglio, la capacità di abbandonare tutto e andare, l’attaccamento alle cose, il giudizio delle cose altrui. L’alcol, anche, le droghe ( o i medicinali, per mitigare dolore ed ansia). Il feticcio. Il posticcio femminile, il gioco della seduzione e la competizione per il raggiungimento di uno scopo che ci impediamo di raggiungere, impedendolo agli altri, condannandoci al limbo per egoismo e per paura. La legge incomprensibile e disumana (l’opera è liberamente ispirata al racconto “Davanti alla legge“, di Kafka).

Chi o cosa le ha portate lì, “dove vado, donde vengo”, che bagaglio (fisico o mentale) mi porto, quanto mi è necessario per proseguire, cosa lascio, cosa acquisirò. Saranno le cose, o la capacità di creare connessioni con i miei simili, a spingermi OLTRE.

La bravura della compagnia de La fabbrica dei gesti in questo spettacolo è assoluta.

A partire dal delizioso Grammelot, chiarissimo, paradossalmente comunicativo e totale, inclusivo di tutte le genti del mondo; concludendo con le doti ginniche e mimiche, nei giochi di equilibrio, nei tic e nelle danze.

Si ride del cattivo ridicolo, ci si angoscia per la scelta di tornare indietro bendandosi il volto, dipingendosi un sorriso. Si prova ansia pensando “Ma perché non vai? Cosa ti blocca? Cosa c’è adesso?”

Cosa c’è adesso?

Quante volte ce lo siamo chiesto.

Perché non vai? Cosa ti frena?

Per un’amante di Beckett come me fin troppo facile aver amato questa piece, sarà la scenografia scarna, in cui il muro è protagonista come e più dei personaggi in carne ed ossa, sarà per la luce abbagliante che supera il fondale portando in questo caso OLTRE lo spazio scenico, sarà che la trasposizione di un momento che sto passando mi rende più semplice l’ingresso di questi personaggi senza nome nel cuore. Cosa ne so.

Cosa ne sappiamo noi, noi andiamo.

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