Prostitute con la partita IVA?

(19 Marzo 2015, dal vecchio blog)

Qualche premessa necessaria, alcune oggettive altre soggettive.

Premessa oggettiva è che la prostituzione non è illegale, ma lo sfruttamento della stessa lo è. Quindi non si può rendere la prostituzione un lavoro a tutti gli effetti, perché prendendo le tasse dai/lle lavoratori/trici del sesso lo stato diventerebbe sfruttatore della prostituzione esattamente come lo è qualunque proprietario di  un appartamento in cui si svolge prostituzione, anche se potenzialmente ignaro.

Premessa oggettiva è che esiste il capitalismo, dobbiamo tutti lavorare e molti non hanno i mezzi per aprire un’azienda, devono vendere il proprio lavoro per ricavare profitto.

Premessa oggettiva è che qualunque lavoro richiede l’utilizzo di una parte del corpo.

Premessa soggettiva:

quando io facevo la cameriera sorridevo anche ai maleducati, mettevo le  mani in piatti in cui la gente aveva mangiato, ho anche lavato i piatti e i cessi quindi toccato, anche se coi guanti, le bassezze putride di ognuno di noi esseri umani. Tutto ciò sorridendo, ballicchiando e facendo battute. Un culo così diverse ore al giorno. Ma sempre sorridendo.

Ho anche lavorato nei locali notturni, dove c’erano prostitute schiave e donne libere. Mescolate tra di loro.

Bevevano per far passare la nottata. Come me, sia le libere che le schiave. Sorridevano a persone che non sopportavano. Come me, sia le libere che le schiave

La differenza era che quando ho fatto la cameriera usavo braccia e gambe, quando ho cantato nei night usavo la voce, loro usavano una parte del corpo che non si può nominare. Sacra e inviolabile, magica, misteriosa. LA FICA. Che per me è un organo come un altro, come un orecchio.

Ma sempre per luridi schifosi sfigati che compravano coi soldi qualcosa che, con un briciolo di comportamento galante, avrebbero tranquillamente avuto gratis. Eravamo in Riviera Romagnola, è pieno di locali, discoteche…basta saperci fare. Invece loro compravano il tempo e la carne di donne lontanissime da casa. Schiave del bisogno di soldi. Come lo ero io.

Una volta ho assistito alla vendita di una donna tra papponi, si scambiarono soldi e passaporto della ragazza. Io lasciai il vassoio e andai via.

La realtà della prostituzione è variegata e terribile per molti aspetti, me ne rendo conto e continuo a piangere quando mi trovo in treno con le ragazza africane che vengono a Lecce per riversarsi sulle strade e mentre le vedo truccarsi vorrei far qualcosa, aiutarle, regalare loro qualcosa. Ma poi non so come avvicinarle e ho paura di offenderle.

Il punto a cui voglio arrivare è che bisogna prendere il discorso su piani differenti, senza moralismi inutili, senza generalizzare:

LA PROSTITUZIONE NON PUO’ DIVENTARE UN MESTIERE A TUTTI GLI EFFETTI, e questo non dipende dal fatto che esistono delle persone che lo fanno liberamente e persone, la maggior parte, che sono costrette a farlo. E non è una questione di moralismo bensì di razionalità.

Innanzitutto la liberalizzazione non è detto che fermi lo schiavismo. Lo schiavismo lo fermi se davvero lo vuoi fermare, iniziando da un punto qualunque del vergognoso scacchiere.

Io inizierei dai clienti, ma sono cattiva io, eh? Troppo femminista nel dire che mi fanno vomitare, che li ho sempre odiati quando parlavano con me giustificando il fatto di essere lì dando la colpa alle mogli che non li consideravano o semplicemente non davano loro il culo. Poi mi chiedevano il prezzo delle ragazze. E tu? Quanto vorresti tu? Ognuno ha un prezzo, dimmi il tuo.

Dopo di che credo sia chiaro che non si può ricadere nel paradosso di diventare sfruttatori. Punto.

E non vi state a fare i conti, non lo saldi così il bilancio. Inizia a fatturare come si deve prima di pensare al quartiere a luci rosse.

UOMO DI MERDA.

Messo in chiaro ciò che riguarda l’ambito sociale della cosa, quindi leggi e cose così, direi che non c’è molto altro di cui parlare.

Perché da una parte è vero che col proprio corpo una ci fa ciò che vuole, dall’altra che forse si fa del male senza rendersene conto (anche perché spesso bevono per andare avanti. Sì ok ma anche io bevevo per tollerare alcune situazioni) e insomma non se ne esce facilmente. Perché tutti dobbiamo andare avanti in qualche modo e se avessi avuto il fegato di darla per soldi probabilmente tanti problemi non li avrei avuti. Perché il terrore di non poter pagare l’affitto e di non avere da mangiare per il giorno dopo io lo conosco, e forse una sbornia per guadagnare qualche centinaio di euro tanto male non deve essere. Se una persona ci riesce.

Insomma per queste persone semplicemente non possiamo parlare. Sono schiave del guadagno come noi e finiamola col moralismo e separiamole dai discorsi sullo schiavismo. Siamo sempre lì, ce la prendiamo con le donne, o le difendiamo come vittime, invece di costruire una società in cui, semplicemente, gli uomini non sentano come normale pagare per fare sesso.

Il punto è che tanti atteggiamenti umani possono essere considerati prostituzione, se ci pensate. Ci sono i matrimoni di interesse, ci sono le persone (uomini e donne) che si fanno riempire di regali da persone di cui non importa loro granché, ci sono tali e tanti comportamenti che possono rientrare nel termine “prostituzione” che stare a sindacare su cosa dovrebbe essere giusto e cosa no è assurdo. Non potremo mai mettere i paletti a quello che la gente decide di fare per sbarcare il lunario.

Però possiamo tranciare le gambe agli stronzi che vanno con le donne in strada, perché quelle sono sicuramente schiave e loro sicuramente delle merde secche.

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