Sally (ma non per Vasco)

(28 Febbraio 2013, dal vecchio blog)

Nel gennaio del 2000, non ricorderò mai il giorno preciso, feci la conoscenza con l’anima che più mi ha cambiato il modo di vedere il mondo.

Sally la nanerottola.

La più brutta e rompiscatole della cucciolata di una piccola nana beige chiamata Chica.

Chica era storpia, andata sotto una macchina era rimasta con la schiena ricurva. Infatti io la chiamavo Virgola. (domandandomi come avesse potuto portare avanti una gravidanza e partorire con la schiena messa così. Non ho mai avuto il coraggio di chiederlo ai proprietari)

Gli altri cuccioli, tutti bellissimi, erano stati dati via. E quindi a sei mesi dal parto era rimasta questa magrissima e testonissima Pallina, per niente un cucciolo di quelli da pubblicità anti-abbandono.

Testarda, famelica, territoriale. Era seduta sul dondolo vicino al caminetto quando arrivai. Il proprietario va per prenderla, lei gli morde il naso. La avvicina a me. Mi morde il naso.

Fu amore a prima vista. Mentre loro cercavano di scusarsi in ogni modo io capii che lei era la mia compagna ideale. Testaccia dura come me. Indipendente. Impossibile da gestire.

La portai via, con i miei amici andammo in un negozio di articoli per animali a comprare un guinzaglio. Oggetto che lei non aveva mai visto e conosciuto, poichè abitava con la madre e la sorella di fronte ad un parco e la padrona le aveva sempre lasciate libere di scorazzare ovunque ( e di finire sotto le macchine storcendosi la schiena). In macchina vomitò pasta e lenticchie.

Il tipico cibo per cani.

Si faceva prendere poco volentieri in braccio, ma in qualche modo entrammo nel negozio. La lasciai a terra e mi scappò.

Io intanto cercai il guinzaglio giusto, la pappa, mi feci dare qualche consiglio. (non avevo mai avuto cani in vita mia)

Al che arrivò lei terrorizzata dai rumori circostanti e mi chiamò alzandosi su due zampe, poggiandomi le zampe anteriori sul polpaccio (lì arrivava) nel punto esatto in cui tre anni fa mi feci tatuare l’impronta delle stesse.

Aveva capito che ero io la sua mamma?

Sono passati 13 anni e me ne ha fatte un sacco ed una sporta…rovesciato più volte la spazzatura, rubato cioccolatini, aspirine, bistecche, mozzarelle…

Abbiamo viaggiato in lungo e in largo, cambiato case, città, uomini, coinquilini.

Cucce.

Croccantini.

Colore del manto.

Lei è ancora qui di fianco a me che scrivo e mi guarda con quell’espressione infastidita “Ma la vuoi spegnere sta luce?”

Abbiamo imparato a vivere in simbiosi. Lei assume i miei orari. E visti i miei lavori saltuari gli orari sono sempre diversi…

Ancora si spaventa quando c’è la tempesta, e rovescia le coperte per buttarcisi sotto. Entra nel mio letto.

La vecchietta.

Non ci vede quasi più, non sente. Se prende freddo si fa la pipì nel sonno. E le si blocca la schiena se salta troppo in alto, o se scende dal letto. Mi guarda perchè vuole essere presa in braccio quando non ce la fa.

E’ sempre stata dipendente da me. Non ha mai avuto nemmeno il muso “prensile” coi cuccioli.

Una volta uno si infilò dietro l’armadio e lei mi venne a chiamare. Anche quando ne cadde uno dal letto dove aveva partorito. Non li ha mai presi in bocca. E quando ne prendevo uno alla volta in braccio per aggiungere il latte artificiale al suo, mi guardava con gratitudine. Non so come, ma in qualche modo ci capiamo.

Non si può spiegare questo tipo di legame con chi non ha mai avuto un cane. E’ una cosa speciale.

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