La Madre è un concetto antropologico

E SBAM!!! Migliaia di analfabete funzionali (perché sì, se non comprendete un concetto simbolico lo siete, se prendete alla lettera tutto senza comprendere l’astrazione lo siete) a sbraitare che loro non sono mica concetti antropologici!

Ma certo, che non lo siete. Voi siete persone che sono madri, la Madre è un concetto antropologico (ma anche pittorico, semantico, poetico…) ma questo non fa di voi un concetto antropologico. Voi siete persone. Persone appartenenti ad una categoria. Quella categoria è un concetto antropologico.

Che vuol dire?

Vuol dire che dalla nascita della parola questa si è riempita di significati, e questi significati erano differenti di secolo in secolo. Nello specifico sono molto cambiati intorno al XVII secolo. E voi non c’eravate nel XVII secolo, quindi tranquille, non si parla di voi. Quando si parla del concetto antropologico di Madre si parla di ciò che questo significa culturalmente, dell’idea che la data società ne ha e ognuno ne ha di sé, non si parla di te, Concetta, te Maddalena, te Sharon. Si parla di come, antropologicamente, il significato e il ruolo della Madre è cambiato.

Vi faccio un esempio che a me servì molto.

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questa è una casa.

Giusto? È una casa. Niente da eccepire.

Eppure CHI al mondo ha mai avuto una casa esattamente uguale a questa? Nel mondo reale, intendo.
Ecco, questo è il concetto simbolico. Questo disegno è una casa ma non è una casa, è un concetto simbolico di casa.

MagrittePipe

Ha provato a spiegarcelo anche Magritte. Questa è una pipa? No, è la raffigurazione di una pipa.
Così sono i concetti simbolici, o antropologici, o poetici, letterari eccetera. Sono le rappresentazioni, in base al settore di studi / tipo di analisi/modo di raccontare, di una categoria di persone, o di cose.
E le persone non sono categorie, fanno parte di categorie.
Quella categoria sarà rappresentata, dove necessario, da una figura retorica in poesia, da un simbolo o una lettera su di un certificato, da un disegnino di una donna con la pancia, da dei cromosomi in campo biologico – genetico, dall’immagine di qualcuno che vi grida di non sudare, e poi vi infila la mano nella maglietta per vedere se la schiena è bagnata. Questo è una madre? Certamente sì. E lo è a prescindere da una serie di considerazioni che sono differenti da una persona all’altra (che vi abbia partoriti o meno, genere o sesso di appartenenza).

La persona che fa determinate cose per un figlio/una figlia è una madre. Siamo d’accordo?

Ora arriviamo alla madre/il padre simbolica/o e i suoi cambiamenti.

Nel diciassettesimo secolo (in occidente, parliamo della nostra cultura, ovviamente) è successa una cosa favolosa (ha iniziato ad accadere): la gente non moriva più a frotte. Grazie all’aumento dell’igiene, della stabilità economico – politica generale, delle scoperte scientifiche la gente iniziava a campare di più. Questo ha portato a un certo cambiamento nella concezione di se stessi e dei rapporti interpersonali. Perché HEY, FORSE TIZIO NON MORIRÁ TIPO… DOMANI, forse mi ci posso affezionare!
E così accadde soprattutto per i rapporti familiari (fino alla rivoluzione industriale la famiglia era il luogo in cui si lavorava, soprattutto. Per tutti tranne per gli aristocratici, che della famiglia se ne fregavano altamente, tranne nelle questioni di eredità e rappresentanza), perché le donne morivano un po’ meno di parto (quindi iniziavano a considerare la gravidanza una cosa ancora non proprio piacevole, ma almeno non tragica e veicolante alla morte), non era necessario sempre e continuamente risposarsi per avere una donna in casa o per avere un uomo che ci mantenesse… ci si iniziava a rilassare, riflettendo sui sentimenti, eccetera.
A ciò uniamo la Rivoluzione francese, che insegnò agli esseri umani che non bisognava per forza nascere aristocratici per campare bene, che si poteva anche passare di classe, e anche addirittura sposare qualcuno che ci piaceva (piano, con calma) e poi, col tempo… addirittura… INNAMORARSI.

Che, le persone non si innamoravano prima del Romanticismo? Ma sicuramente qualcuno si innamorava, infatti i tradimenti erano una cosa normale. Però possibilmente solo gli uomini e non necessariamente della moglie. Sto esagerando? No, sto semplificando.

L’amore come lo conosciamo noi (scambievole, consensuale, che migliora l’esistenza se è sano) è una questione recente, e lo è l’amore dei genitori verso i figli. Non che prima non esistesse affatto l’attaccamento. Ma era differente.
La famiglia e l’amore non erano necessariamente due cose interdipendenti. Che non vuol dire NON LO ERANO MAI, no, vuol dire che in genere non lo erano. Capisco che molti fanno fatica col concetto di pluralità vs omogeneità. Provateci. IN GENERALE.
In generale i neonati passavano molte ore da soli nella culla totalmente fasciati. Il significato di FIGLIO era continuità della stirpe, possibilità di avere braccia lavoratrici (per il padre, per i figli maschi); che palle un’altra femmina va beh qualcosa ce ne faremo, al massimo la mandiamo in convento (per il padre, figlie femmine); oppure che bello sono capace di procreare – sono una donna vera – non mi cacceranno di casa con accuse di stregoneria e similari, ho fatto un maschio, bene; cavoli ho fatto una figlia, va beh, visto che sono capace di farne e quindi sono una donna vera posso impegnarmi di più e fare un maschio.
Nessuno era mai tenero con i bambini? Probabile. Ma non era la norma. Inoltre venivano di solito allattati dalla balia, per motivi differenti tra ricchi e poveri.
Quindi ciao ciao il rapporto, il contatto, il legame indissolubile di cui tanto si millanta.
Ora.
MADRE è una parola molto antica, proviene dal Sanscrito “ma”(formare, preparare) che poi diventò “matr” (che produsse anche le versioni di altre lingue come inglese e tedesco) e in latino “mater” (colei che ordina, prepara). Il termine produsse anche le parole, e concetti strettamente legati, di matrix, matrice. Colei che crea.

E questo è stato per molti secoli, tanto da dover coniare, per la donna che il padre sposava alla morte della madre, il nomignolo di MATRIGNA. La madre cattiva narrata nelle favole, che non era colei che ti aveva sgravata, quindi era nammerda per forza.
Era così? Ne dubitiamo tutti, direi. Lo sappiamo che la matrigna è un simbolo, un personaggio delle favole, vero? Lo sappiamo che il motivo per cui viene screditata è la conservazione dell’unica importanza che le donne hanno avuto mai, quella di essere matrici, vero?

Eppure adottare, scambiarsi i bambini appena nati, rubarli, farli sviluppare del corpo della serva, abbandonarli in convento è stata la normalità per millenni. Ci sconvolgiamo del terribile fato di Edipo, ma non del fatto che sia stato abbandonato per una profezia. Eppure ricordiamo Giocasta e molto meno Peribea. E Pollicino?

E qui arriviamo al racconto, alla mitologia e alla letteratura.
Le madri della mitologia, come i padri, erano fortemente simbolici, e gli antichi greci lo sapevano. Raccontare di disgrazie dovute alla mancanza di ragione e ordine (di cui era simbolo la donna, priva di anima) serviva a insegnare alla gente la temperanza, l’ordine sociale. Anche Romeo e Giulietta servivano a insegnare l’ordine sociale. Non è importante se siano davvero esistiti. Sono simboli.

Ma ad un certo punto si inizia a raccontare delle vere passioni umane, delle paure, dei sentimenti. E da questo tipo di narrativa proveniamo noi.
Ma abbiamo dimenticato che l’essere umano non è sempre stato uguale, che la morte ha avuto tanti significati pur significando sempre “si smette di vivere”, e che ancora adesso ha dei significati diversi da persona a persona. Alcuni si dispereranno alcuni diranno “meno male”.
E così, è la bellezza della varietà umana.

E questa varietà non si può raccontare nello specifico. Sono tante storie, da cui possiamo trarre delle morali. Prima lo facevamo dal mito, dagli archetipi. Oggi lo facciamo dall’esempio di persone realmente esistite, o molto vicine alla realtà.
Il motivo per cui fino alla nascita della commedia romantica, del romanzo, del dramma borghese, ognuno raccontava più o meno la stessa storia con alcune variazioni, e poi sono nate tante storie, tutte completamente differenti, è che abbiamo iniziato a parlare di noi, della vita quotidiana. Che si è fatta più varia grazie al benessere e alla cultura, e che è diversa per ognuno.

Il realismo, il verismo, tutte le correnti che ci hanno raccontato la vita delle persone, sono nate dopo che quelle persone sono diventate importanti. Dopo l’umanesimo e poi l’illuminismo. Dopo, con calma. Cambiando modi di vivere e pensare. Cambiandoci.

Siamo rimasti esseri umani, col cuore, i polmoni. Ma siamo diventati più alti, più forti, più capaci di costruire il nostro mondo, più comunicativi, più veloci, più empatici, più affettuosi, più paranoici. Di più.

E QUESTO è un concetto antropologico. Non tu.

 

(questo scritto è un riassunto romanzato, che non si ritiene completo o esaustivo. Vuole solo essere uno spunto di riflessione. In seguito alcune fonti che potranno aiutarvi con l’approfondimento, se vorrete)

 

FONTI

https://www.amazon.it/Sociologia-della-famiglia-Chiara-Saraceno/dp/8815245847/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&qid=1467332850&sr=8-1&keywords=Sociologia+della+famiglia&linkCode=ll1&tag=kera08-21&linkId=c454b57516cd1f25526b62cb8200c3de

https://www.amazon.it/trasformazione-dellintimità-Sessualità-erotismo-società/dp/8815241892/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&qid=1467332839&sr=8-7&keywords=giddens+anthony&&linkCode=ll1&tag=kera08-21&linkId=c59b93a9732bfe28a9355c33c04d6c92

http://www.etimoitaliano.it/2014/01/madre.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Peribea

 

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