Sono un ribelle, mamma!

La citazione nel titolo è solo per veri intenditori. Scherzo. Ma se non sapete a cosa mi riferisco cercate su Google.

Una frase di profondità estrema oggi ha scosso l’internet, e precisamente Twitter:

Cattura

Ho inserito anche il mio commento solo perché mi scocciava di tagliarlo, volevo far notare invece la risposta di Don Dino Pirri. Che si è preso un sacco di parole ma ha sempre risposto a tono e con una gentilezza immensa.

Io generalmente non do spazio sul mio blog a questo individuo, che ritengo irrilevante politicamente e intellettualmente, ma questa frase può riassumere interi trattati di psicoterapia e insomma di tutti quegli studi sull’adolescenza, finita e infinita, che aiutano i medici ad aiutare la gente come lui, che non supera mai l’Edipo interiore per diventare umano. Ma di cosa sto parlando?

Non sono psicologa, ma sto approfondendo ultimamente le teorie freudiane e lacaniane per la mia tesi, sul Padre simbolico. In sintesi l’Edipo lo conosciamo un po’ tutti, è quella fase in cui, per essere buttati nella realtà, dobbiamo scollarci dalle sottane di mammà e subire il processo di castrazione (poi c’è tutto un ragionamento su ciò che questo significa per gli uomini e per le donne) che ci porterà a sottostare, invece che alla legge del godimento (uh quant’è bello mangiare cacare ed essere lavati, curati, nutriti) alla legge della parola (che faccio? Dove vado? Donde vengo? Chi sono? Chi voglio essere? Come faccio a vivere nella società nel modo migliore?). Questo in soldoni.

Per fare ciò abbiamo bisogno di almeno un genitore che ci dica “allora, le regole sono queste e solo queste” e noi dobbiamo contestarle, contrattando un nostro modo di essere al mondo.
Chiaramente non sono solo i genitori a darci le regole, bensì crescendo lo farà tutta la società, in primis la scuola, poi il gruppo sportivo eccetera. Quindi diventeremo da ribelli tout court (“non mi sta bene nulla, vi odio tutti e la vita fa schifo”, normale a 14 – 16 anni) a ribelli razionali oppure persone pacate e tranquille. Alcuni si lasceranno scivolare la vita addosso ma questa è un’altra storia.

Quindi il processo di ribellione tout court, irrazionale, è sano e giustissimo. Avviene in modi diversi da persona a persona (non te lo dovrei insegnare io, Marione, che siamo tutti diversi, eh?) e va benissimo così. Poi però cresciamo e dobbiamo cercare di capire a cosa poterci/doverci ribellare. Perché il mondo fa schifo sì ma non è che tutto tutto fa schifo a prescindere. Quindi la crescita sana prevede che smettiamo di essere ribelli come unica prospettiva, e iniziamo a ragionare su cosa possiamo accettare e cosa no.

Avere un cervello che ragiona ci dovrebbe permettere di non opporci a tutto così, per partito preso, ma ragionarci sopra. Perché si rischia, come dice una commentatrice, di essere poi facilmente manovrabili, perché basta dirci di fare qualcosa e faremo l’esatto opposto.

L’anticonformista è un conformista, perché ha una regola unica: non conformarsi, MAI. Che è molto diverso da “non conformarsi sempre e comunque”, perché è “non conformarsi, sempre e comunque”. Eh! Le virgole! (si capisce anche coi doppi punti: “Non conformarsi: sempre e comunque”. I miei lettori capiranno la sottile differenza interpretativa.

Quindi.
“avrei voluto essere ribelle in una società bigotta” beh, il ribelle allora è Don Dino, perché se la società cattolica è (ma non è) quella bigotta, lui è il ribelle. Non tu.

“ma in una società di troie e rottinculo l’unica ribellione possibile è essere bigotti”

Sorvolo sul “troie e rottinculo”, che non mi sembra tipico di una persona sana di mente. Insomma credere di poter insultare la gente per la condotta sessuale io l’ho sempre trovato da gente malata in testa. Perché a me, ad esempio, pensare che esistano i coprofili fa un po’ schifo, ma non mi sognerei comunque di insultarli per la loro parafilìa. Non darei del coprofilo a qualcuno, o del “frequentatore di orge” o altro. Perché alla fine dei conti non mi interessa! Sto bene con me stessa e non mi interessa di farmi gli affari di “letto” di qualcuno. Posso dire che a pensarci mi dà un po’ di disgusto, ma alla fine, Marione, sai qual è la soluzione? NON PENSARCI!
Io ho i cavoli miei a cui pensare, e non sono come te, che rifletti tutto il giorno sul fatto che esistano persone che fanno sesso diversamente da te. Si chiama AVERE UNA VITA.

Sulla ribellione cosa dire: mi dispiace tanto per te. Hai dei problemi e qualcuno che ti vuole bene dovrebbe aiutarti. Invece ti pagano per andare in televisione, in radio… USANDOTI per fare audience e nemmeno te ne accorgi, perché hai bisogno di attenzioni, di essere bollato come “controcorrente” in un mondo che va verso la differenziazione totale, il post -umanesimo, la inclusione e la liquidità culturale… sei come quel vegano pieno di odio e la Brigliadori. Un disagiato che il mercato usa per i suoi scopi.

Sei il caso umano, come tanti ne abbiamo visti in televisione da Enrico Papi e Maurizio Costanzo. E non lo sai, perché hai ancora quella parte adolescente che necessita attenzioni. Non importa il motivo, devi stare al centro dell’attenzione. (e diciamocelo, hai anche capito come fare soldi senza lavorare e/o studiare)

Sei il ragazzo che “figa spacchiamo tutto” e si vanta di esser stato intervistato in televisione, non importa se per contenuti importanti o essere deriso. Sei il compagno di classe che grida “cacca cacca cacca!” e non capisce quando si rida con lui o di lui.

E te lo devo dire: non ti odio. Mi fai una gran pena perché questa sicurezza, questa rilassatezza di saper vivere con tutti, di non odiare nessuno per partito preso, che io ho e tu non hai, ti mancherà un giorno.

Quando bestemmierai contro il catetere, e ti lamenterai che nessuno è più venuto a trovarti da quando sei in ospizio… lì ti tornerà indietro tutto l’odio che hai seminato.

E se esiste un dio avrà pena di te.

 

P.S.

A me i ribelli per definizione unica e scopo di vita fanno pensare unicamente a lui. Se non conoscete il film procuratevelo, è divertentissimo.

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