Ghostbusters 2016

Non mi interessa molto la critica cinematografica, ma questo film rientra nel dibattito sulle questioni di genere, in qualche modo, quindi dico la mia.

Ghostbusters 2016 è una commediola senza arte né parte, esattamente come l’originale del 1984 (che ho rivisto attentamente). Comicità da Saturday Night Live, da cui provengono sia gli attori del film originale sia le attrici del reboot, con alcune differenze sostanziali, che vado ad elencare.

LA SCENEGGIATURA

Nel film del 1984 la sceneggiatura è un po’ più curata, con qualche battuta riuscita, soprattutto volgare (è tutto un troia di qua e di là, tiralo fuori, prendilo in mano, entrami dentro – ce ne sono già un paio lì dentro, eccetera), ma anche frasi che sono entrate nel mito. Voglio dire: “sei tu un dio?” eccetera, alcune sequenze come quella in cui Ray  pensa involontariamente al pupazzo della pubblicità, copiata infatti nel reboot in un totale fallimento che vorrebbe essere probabilmente un omaggio (Patty che ribadisce “fantasmino”), sono entrate nella storia per reale merito. Non si tratta di grande comicità, non sono i Monty Python, però sono carine.

Nel film del 2016 la gente si parla addosso di continuo. Ho sentito recensioni che parlano di stereotipo afroamericano della ragazza nera con gli orecchini grossi che urla, ma santo cielo qui urlano in molti. Continuamente. E di battute ce ne sono davvero poche e malriuscite. Siamo in un ambito molto meno volgare del primo, a parte la scena del direttore del college che fa vari diti medi, ma quel tipo di comicità, probabilmente, depurata della volgarità perde molto. I dialoghi sono poveri e banali.

LA REGIA

La regia del film 2016 è moderna, i tagli veloci. Fanno venire il voltastomaco.
Nel primo (1984) l’azione era garantita da lunghi piani sequenza, che di solito non danno il senso della velocità, però creano pathos, soprattutto quando una persona sta camminando e si deve intravedere l’arrivo di un fantasma. Quindi l’azione c’è, crea aspettativa.
Nel film del 2016 le inquadrature durano a stento 12 secondi, staccando anche senza un reale motivo narrativo. Non entriamo mai nella personalità di qualcuno, non lo sentiamo, perché il nostro sguardo (l’inquadratura) dura troppo poco. L’unica motivazione che trovo è il  mantenimento dell’attenzione, non puoi battere troppo spesso le palpebre o rischi di perderti un dettaglio (inquadratura di un oggetto o parte del corpo da molto vicino). Anche se poi, perdertelo, non cambierà nulla.

I PERSONAGGI

Melissa Mc Carthy non mi piace, non mi è mai piaciuta nemmeno quando faceva “Una mamma per amica”, quindi non posso dire mi faccia ridere. È un tipo di comicità, la sua, estremamente bassa per i miei canoni.
Il personaggio di Abby non è  niente di che. Bello il dialogo sull’essere bullati che fa con il pazzo sfigato, ma per il resto rimane tutto un po’ vago.

Erin è forse il personaggio di cui sappiamo di più, anche se tutto si esaurisce all’inizio, nel suo tornare alla vecchia passione, e nel parlare di quanta dignità avesse perso per ottenere una cattedra. Nel resto del film è un’arrapata che sbava dietro al segretario scemo, e alla quale sbavano sopra gli ectoplasmi. Il gesto finale, in quanto ribaltamento del personaggio fino ad allora piuttosto passivo, farebbe felice Aristotele, ma è l’unico momento un po’ emozionante del film. Non basta.

Kevin è il personaggio più sconclusionato mai visto. Di una stupidità troppo esagerata per risultare vera, e quindi per far ridere. In alcuni momenti sembra “4” di “mi sdoppio in quattro”, il quale però aveva un motivo per essere scemo. E quindi faceva ridere.
No davvero niente di quello che dice ha un valore comico. Dice semplicemente assurdità e nulla di ciò che appartiene al personaggio (faceva l’attore? Diteci qualcosa che faccia ridere, qualunque cosa) viene utilizzato per creare un suo senso.

Patty è la traduzione gender twisted del personaggio afro americano nel primo Ghostbusters. Quindi la tizia nera infilata lì perché sì. Nessuna personalità particolare tranne la voglia di farsi notare ed essere parte di un gruppo (un club, dirà lei). Le uniche battute simpatiche sono quelle del concerto e quelle del carro funebre, ma non siamo chissà su quali livelli.

Jillian è la mia preferita dall’inizio alla fine. Non ha alcun senso come personaggio, a parte essere la pazza che costruisce le cose, lo ammetto. E non conoscevo l’attrice. Però ho adorato come hanno saputo creare il personaggio gender twisted di Egon (il mio preferito nell’originale) rendendolo l’esatto opposto.
Io adoravo la serietà esagerata di Egon, (ecco, così capite il mio senso dell’umorismo atipico), rido ogni volta che dice qualcosa con quel tono serio e per nulla contestuale. Jillian è non contestuale e strana, in modo esattamente opposto. Urla a sproposito, balla distruggendo cose, è violenta.

1

I FANTASMI

Inutile dire che siamo 30 anni dopo il film originale e la computer grafica ha fatto passi da gigante, ma devo dire che anche dal punto di vista stilistico i fantasmi del 2016 sono molto carini, a volte Burtoniani. Scocciano subito una come me che non ama i film catastrofici, ma sono belli.

Una menzione speciale va alle ARMI, che in questo reboot sono pazzesche. Non ho la più pallida idea di quanto siano credibili i paroloni che vengono pronunciati, ma sono armi bellissime. Gli zainetti sembrano semplicemente dei ventilatori luminosi, però è credibile siano più piccoli di quelli degli anni ’80, anche i computer lo sono. Certo scrivere dei dialoghi senza battute machiste mentre le usano deve esser stato difficile. Infatti sono riusciti male.

Mi è piaciuto il fatto che lo sfigato schiavo del male in questo reboot sia coscienziosamente tale, per riscatto sociale e non per caso, come accade nel film originale, e come già detto questo apre anche alla possibilità di parlare di un tema importante, quello dell’esclusione sociale, del bullismo.

L’ANALISI DI GENERE

Come molti hanno fatto notare, questo film supera ogni test generalmente utilizzato per analizzare la presenza femminile nei film.

13710045_642109216795_61356938157500250_n

questo film è un dono?

NO, semplicemente i personaggi ricalcano in qualche modo dei personaggi nati come maschili, quindi le loro storie superano i test che generalmente si effettuano per capire se, i personaggi femminili di un film, hanno un senso narrativo o sono solo Puffette. Gli archi narrativi dei personaggi  maschili non supportano quelli di personaggi femminili, quindi questi personaggi non lo fanno. Hanno linee narrative a sé stanti.

QUESTO FILM È FEMMINISTA?

No, questo è un film comico di livello popolare. Intanto. Senza alcun intento morale a parte il tentativo sul bullismo. Non possiede alcuna storia che si possa definire femminista, non dice mai nulla che possa odorare di riscatto e parità ( a parte un commento su Youtube che esclude l’esistenza di acchiappafantasmi donne), nemmeno un sottotesto che parli di riscatto o parità, nulla.
Solo una storia di acchiappafantasmi che 30 anni fa erano uomini e oggi sono donne.
Ma è interessante il polverone che si è alzato attorno, molto prima che uscisse in Italia.

Innanzitutto gente che grida al capolavoro violato: no, dai, Ghostbusters non era un capolavoro. Parliamo di un film girato nel 1984, l’anno de La storia infinita, Non ci resta che piangere, Nausicaa della valle del vento, Indiana Jones e il tempio maledetto, Così parlò Bellavista… dai. Un compleanno da ricordare ha battute peggiori di Ghostbusters? Seriamente, rivedetevelo. A volte la nostalgia ci offusca la mente.

Poi quelli che “nooo, i reboot noooo!” Mamma mia, che depressione, alcuni si ritengono anche grandi conoscitori dell’arte cinematografica. Ma aprite la mente, diamine!  Osservare come diversi registi, in diversi decenni, affrontano una stessa storia è affascinante. L’espediente narrativo fornito dalla possibilità di diffondere video in tempo reale, ad esempio, e i commenti delle persone. L’argomento “terrorismo” utilizzato per giustificare le presenze spiritiche… non vi affascina vedere come cambiano i modi di pensare e vedere il mondo nei decenni? A me sì, e alcune arti ci permettono di scavare nel pensiero dei nostri precursori, o di noi stessi qualche decennio fa.

Il rifacimento è stato messo su con protagoniste donne per far parlare di sé? Certo! Peccato che poi il film sia precario per molti versi, perché di attenzione ne ha raccolta parecchia!
Conosco artisti che sono così: bellissime foto, promozioni scoppiettanti e poi spettacolo indegno di tale nome.

Ma non ogni cosa “al femminile” è poi femminista. Certo questo film evidenzia come i personaggi nati al maschile abbiano un senso differente, autonomo, storie indipendenti rispetto a quelli femminili, di solito. Ma smettiamola di pensare che “al femminile” sia per forza femminista.

Lo vedo anche nelle rassegne artistiche, nei cine forum, c’è questa convinzione di star facendo “qualcosa di femminista” perché lo chiami “rosa”, “girl” e inviti solo donne. Che tristezza da “bambine speciali”. Come sottolineare che non possiamo far parte della rassegna grossa, del festival mainstream, che siamo qualcosa a parte, il secondo sesso. Non facciamo parte dell’umanità.

Che tristezza, che boiata.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...