La campagna H & M e le femministe perbeniste

Essere femminista è difficile.

Perché bisogna rendersi conto che esistono tanti femminismi altrettanto validi rispetto a quello cui apparteniamo noi, perché bisogna a volte intrecciare le correnti per trovare la propria. Perché si cade troppo spesso nell’errore di voler definire cosa sia, oggettivamente, il VERO femminismo e perché non si fa sufficiente autocritica.
Troppo spesso non riusciamo ad analizzare quanto stiamo giudicando con strumenti patriarcali ciò che vorremmo ribaltare e invece lasciamo com’è, perché non capiamo che il nostro gusto, i nostri punti di vista, sono costruiti sulla base di grammatiche maschiliste. Quindi binariste, paternaliste e via discorrendo. Non tutte capiscono ( io opero grandi sforzi per riuscirci, facendo spesso violenza su me stessa e contraddicendomi, cercando di essere più brava oggi di quanto lo fossi ieri, non fermandomi mai) di dover compiere un lungo percorso teorico dentro di sé prima di darsi alla pratica.

Faccio l’esempio di questa campagna di H & M, in cui si vedono donne di molte tipologie, fisici differenti e personalità differenti. Abbiamo l’androgina; la sovrappeso; la donna dall’ascella pelosa; l’esuberante, figa ma un po’ rozza; la CEO che arriva sicura di sé in riunione; la sfacciata che ti guarda negli occhi; la maschiaccia; la transessuale; la bambolina dallo sguardo dolce, la stanca morta che si svacca in metropolitana (ha la gonna lunga); la donna matura che si annoia a una festa; la mattacchiona che balla senza sforzarsi di apparire sexy; quella che si rilassa in hotel scofanandosi delle patatine fritte; la coppia di lesbiche dai capelli uguali che si bacia in piscina.

Donne, persone. Perfettamente normali, certo truccate, molto belle in viso (stiamo pur sempre parlando di moda), ma piuttosto variopinte. Non sono pezzetti di corpo, sono intere, hanno un volto e guardano la telecamera. Hanno una personalità.
Ma alle femministe di non ho capito quale tipo questo non va (attenzione, si tratta di persone che scrivono su testate diffuse):

cattura

COMPORTAMENTI INUTILMENTE FUORI DALLE RIGHE.
Una ragazza che si allunga sul sedile in metropolitana ed una che si toglie qualcosa dai denti in un ristorante. Non ci toglieremo mai dalla mente i consigli della brava signorina, eh?

“Essere sicura di sé non vuol dire fare quelle azioni che la signora ha descritto”. E dove stanno scritte queste regole universali?

Io penso che l’essere sicura di sé si trasmette in molti modi, e che le donne sono tante e ovviamente tutte differenti, quindi possono anche essere delle “cafonazze”. Ammesso che quei comportamenti siano deprecabili anche quando attuati da uomini, perché io ho l’impressione che non vi accorgiate nemmeno di quando e quanto alcuni uomini siano ben più “diseducati” di così. Ho l’impressione che la donna che esce dall’etichetta faccia sempre scalpore, quindi ben venga mostrare qualche piccolo “disordine” quotidiano.

Fermo restando che quella è una pubblicità, deve ovviamente essere riassuntiva e quindi mostrare le cose in un modo un po’ eccessivo. Ma per capire questo bisognerebbe conoscere i codici, le grammatiche di determinati mezzi di comunicazione.

E alla gente piace parlare senza capire un cazzo.

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