Facebook, la realtà e lo stridore di un cervello attivo in un corpo pigro

Qualche giorno fa una mia allieva mi ha chiesto cosa avessi quest’Estate da essere arrabbiata. Mi ha conosciuta dal vivo, poi mi ha seguita su Facebook quest’Estate senza vedermi dal vivo, rivedendomi ha avuto l’impressione che quest’Estate io fossi arrabbiata, mentre mi conosce sempre calma e pacioccona. Ho risposto velocemente “stavo scrivendo la tesi, quest’Estate. Ero allo sclero”. Però dopo ho riflettuto, perché io non ero affatto arrabbiata quest’Estate. Cioè probabilmente, umanamente, alcune volte lo ero e lo esternavo. Ma non era una condizione perenne. Non lo potrebbe mai essere. Sarei morta d’infarto.

Ho unito la riflessione al fatto che molti, tra quelli che mi vedono più spesso su Facebook che nella realtà, o sempre e solo su Facebook e mai nella realtà, hanno di me l’idea che io sia una persona nervosa e sempre su di giri. Certamente se hanno questa impressione ci sono dei motivi, ed esclusa la possibilità che io lo sia davvero, come mai le persone che mi frequentano meno hanno questa percezione, e quelle che mi frequentano maggiormente no?
(Esclusi i poveracci che mi hanno conosciuta quando la mia tiroide è esplosa. Ho già ammesso varie volte che ero fuori controllo. Mi dispiace ma avevo motivazioni chimico – endocrinologiche.)

Avete tutti chiaro il concetto che Facebook non è la realtà, vero? A volte non mi sembra vi sia chiarissimo.

La realtà è fatta di tante cose: io studio, pulisco casa, gioco col cane, vivo una storia d’amore con molte effusioni, qualche volta esco, sto con gli amici, tengo conversazioni profonde, o futili. Faccio la spesa, suono, canto, preparo le lezioni del giorno successivo. Parlo con la mia famiglia, cago, piscio, mi lavo, mi trucco… tutte cose che non si vedono su Facebook, ma ci sono. E sono la mia vita.
I social mi piacciono, ma solo come luogo di conversazione. E il luogo di conversazione qualche volta può avere come spunto “Hey ma quanto è bella la serie tv Tal Dei Tali?” (e tutti “bbbeeelllaaaah” eccetera. Oppure “chemmerdah”, ma in questo caso non è uno spunto di conversazione. Sono gusti. A meno che non ci vogliamo lanciare in una critica cinematografica. Ma non ne avrei le basi nemmeno io), ma spesso avrà come spunto una notizia sconvolgente, qualcosa che smuove le passioni, o urti la propria coscienza. E va bene così. A me sta bene. Anche quando le discussioni si fanno irrispettose e devo bannare, o la gente si offende perché non si può più dire “non hai capito un cazzo” dopo la tera spiegazione data.

Gente! Facebook è solo una parte di ciò che si è, la parte che si decide di mostrare per un motivo o un altro. Io non sarò mai quella che vi mostra ogni santa uscita col bicchiere in mano, e anzi spesso ho condiviso le foto con piedi, sabbia e mare proprio per parodiarle.

Non ho nulla contro chi mostra TUTTO, ma io non sono così. Punto.

E capisco anche quanto alcune persone abbiano strumentalizzato la mia passionalità, e la mia capacità di prendere posizione, chiamandola “rabbia” o “aggressività”, e quelle non le giustifico. Si tratta solo di strumentalizzazione, in quel caso. So di chi sto parlando e no, aver gridato UNA volta in tanti anni contro chi lecca il culo a destra e manca e non prende mai posizione, cercando di non urtare mai chi comanda, non è aggressività. È coraggio.

Invece la percezione di chi mi conosce o mi vede su Facebook è giusta, (nel caso della mia allieva c’era anche un che di premuroso, era dispiaciuta che avessi qualcosa) MA È PARZIALE. E so che non è possibile frequentare tutti per dimostrarlo, ma pensateci, è un male dei nostri giorni. PENSIAMO DI SAPERE TUTTO DI TUTTI, ma la gente è multisfaccettata. Anche quando sembra banale e stupida da ciò che vediamo. E i pregiudizi non sono mai una buona base da cui partire.
Io mi arrabbio? Certo. Spesso vedo che il mondo va tutto storto, leggo molto le notizie, e non sono quasi mai delle belle favole. E mi fa male, e quel male, non essendo io votata al vittimismo, diventa rabbia.

Ma le persone non sono unidimensionali, mondo. Aprite la mente, smollate ogni tanto quella sensazione comoda di pensare di conoscere.

Un’ultima precisazione, da un rimprovero appena ricevuto: a volte la gente non vi sta né attaccando, né sminuendo, né offendendo. A volte è la vostra proiezione mentale e farvelo credere.
A volte una frase sbrigativa è solo una frase sbrigativa. Senza fronzoli.
Non mi fate mettere le faccine, non vi fate sottovalutare. Vi prego.

 

 

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