Black Mirror 3×03 – Riflessioni. (contiene SPOILER)

Le piece teatrali e i film e i libri che amo maggiormente sono quelli che lasciano spazio alla riflessione, e questa puntata ne fa parte totalmente.

In particolare è magnifico (e sleale) il modo in cui ci fa affezionare al protagonista (mi pare Kevin, ma non posso rivederlo perché ho dimenticato di caricare la carta da cui pago l’abbonamento Netflix e non posso rivederlo ora), inducendoci a pensare spesso durante l’episodio che potrebbe anche lasciar perdere e arrendersi, che in fondo non è un gran male mostrarsi mentre ci si masturba, che non gli rovinerebbe la vita un video simile, al massimo sarebbe deriso per un periodo ma non ha mica commesso un delitto! Giuro che anche dopo la telefonata della madre ho pensato a lungo che “loro” potrebbero aver montato il video con foto di bambini quando invece lui stava guardando immagini pornografiche, diciamo pure, lecite.

Il fatto che sia, indubbiamente, un ragazzo problematico, che sia così indifeso e “vittima” mi ha lasciata stranita. Probabilmente con un dubbio nei confronti della correttezza della punizione, insita nel sentimento veicolato dall’episodio. Forse si potrebbe curare, recuperare. Forse tutti quei tic, quello strano modo di approcciarsi al mondo ( o di non affrontarlo per nulla), quella difficoltà nelle relazioni umane, sono segnali di un disturbo mentale che può almeno concedergli la grazia, o il tentativo di curarlo?

Mentre odiamo immediatamente l’uomo con cui deve ingaggiare una lotta all’ultimo sangue, perché sappiamo subito cos’ha fatto, probabilmente non riusciamo ad essere altrettanto vendicativi con il ragazzo. Perché l’economia del film ci ha fatti entrare nelle sue paure e le abbiamo vissute prima di sapere in cosa consistesse la colpa.

C’è di tutto in questo episodio. C’è il senso di colpa e la sua comprensione (sappiamo di aver fatto qualcosa di sbagliato solo nel  momento in cui ci potrebbero scoprire tutti?), c’è la paura di internet (ma questa c’è in ogni puntata) e della tecnologia, c’è la nostra concezione del delitto e del castigo (meritano la stessa sorte un fedifrago e un pedofilo e una razzista?), c’è la nostra concezione del sesso come colpa (non vogliamo che sia scoperto, anche quando non sappiamo delle immagini pedofile. Poi però magari pensiamo che sarebbe sempre meglio che commettere una rapina o morire in un corpo a corpo).
C’è una serie di confronti tra azioni negative, in cui mi sono sentita portata a soppesare il male minore. Rischiare di essere sparato durante la rapina, morire ucciso a mani nude, o essere condiviso tra gli amici mentre ci si sta masturbando? Si prova certo una gran vergogna, ma fino a che non si viene a conoscenza del vero reato i paragoni sono possibili. Ti viene da chiamare il ragazzo, e dirglielo.

Addirittura ho pensato per molte ore che forse hanno effettuato un montaggio. La macchina da presa era la web cam, come sarebbe possibile dimostrare che le immagini guardate siano davvero quelle? Sarà certamente un campo e contro campo con immagini aggiunte, non c’è altra spiegazione.

E invece in quel momento comprendiamo per quale motivo il ragazzo era così determinato.

Allucinante.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...