Hairspray live. Rinnovare un eterno amore.

Ho appena finito di sciropparmi tre ore di live su Facebook dello spettacolo andato in onda ieri, il musical Hairspray , sulla NBC (qui lo show integrale senza interventi), e a parte i noiosi e futili interventi organizzati per i social vorrei solo dire OMMIODDIO LA MERAVIGLIA!

Allora.
Io ho amato moltissimo l’originale, un film musicale [nota 1] di John Waters con Divine, Debby Harry, Sonny Bono, Ruth Brown, e tra gli altri lo stesso Waters ( e Josh Charles come comparsa, che non importa a nessuno ma è una delle mie celebrity crush storiche). La storia è un inno all’integrazione e al valore delle differenze, e va beh io amerei Waters anche dirigesse il filmino della comunione di sua nipote. Che a pensarci bene non sarebbe poi così fuori contesto.

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[il cameo di Waters nel suo film, uno strano psichiatra]

Nel 2002 debuttò a Broadway il musical, con le musiche di Marc Shaiman, parole di Scott Wittman e libretto di Mark O’Donnell e Thomas Meehan, che è rimasto in scena fino al 2009 vincendo otto Tony Awards. Uno di questi è stato vinto da Harvey Fierstein, per il ruolo di Edna, la madre della protagonista, che nel film originale fu di Divine.

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[Harvey Fierstein – Edna Turnblad]

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[Divine – Edna Turnblad]

Nel 2007 fu rilasciato il film che credo ognuno di voi conosca, in cui gli ingombranti panni di Edna vengono vestiti da John Travolta,

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Nikky Blonsky nei panni di Tracy, Michelle Pfeiffer el ruolo di Velma, che fu di Debbie Harry nel film originale, Christopher Walken nel ruolo del padre di Tracy, un allora famosissimo Zac Efron e una favolosa Queen Latifah.
Le musiche furono riadattate ai tempi cinematografici e il film, comprese coreografie e costumi, si è unito all’originale nel mio personale Pantheon. Nel brano iniziale, Good morning Baltimore, John Waters offre un meraviglioso cameo, ricordando uno dei protagonisti di Pink Flamingos: l’esibizionista.

cattura
John Travolta riesce a ballare nonostante i cento chili di protesi per simulare pancia e fianchi, Cristopher Walken è adorabile come sempre e Michelle Pfeiffer terribilmente antipatica (il suo personaggio è l’antagonista, quindi va bene).

Ieri è quindi  andata in onda, live, la versione NBC con Harvey Fierstein nel suo ruolo storico di Edna, Ariana Grande nei panni della migliore amica di Tracy, Penny, Martin Short come padre di Tracy, Sean Hayes nel ruolo minore di Mr. Pinky, Jennifer Hudson a sostituire la parte che fu di Queen Latifah: Motormouth Maybelle. La protagonista è stata Maddie Baillio, al suo primo ruolo ufficiale (che ha svolto nel migliore dei modi).

Gli appassionati di messa in scena e regia teatrale adoreranno il primo video linkato, quello andato in onda live su Facebook, in cui si vedono movimenti di macchina e spostamenti di attori e ballerini (su dei caddy tipo quelli da golf, un’organizzazione allucinante).

Insomma.
Ariana Grande è bravissima come sempre, idem per Jennifer Hudson, ma ho trovato la prima più adatta al suo personaggio rispetto alla seconda. Capiamoci, sono due cantanti favolose e forse Hudson è tre spanne sopra Grande. Ma non è diva quando Queen Latifah e Ruth Brown. Maybelle è una combattente, se ne frega, è big, blonde and beautiful. Jennifer Hudson che canta Big, blonde and beautiful, per quanto meglio, vocalmente, di Queen Latifah, non rende. Non è nemmeno big, è piccina piccina.
Fierstein lo vedo purtroppo per la prima volta nei panni di Edna, che veste da 14 anni (non potendomi permettere di vedere uno spettacolo a Broadway), e ne sono rimasta folgorata. Ho già ho amato la sua voce graffiata nel film Amici, complici, amanti [nota 2], ma nella parte di Edna è fantastico e più realistico di quanto lo fosse stato Travolta, probabilmente più fedele all’interpretazione di Divine. I costumi sono favolosi anche se avevo apprezzato maggiormente il cambiamento stilistico che avviene nel film del 2007, in cui Tracy passa da abiti di inizio anni ’60 ad abiti fine anni’60. In questa versione 2016 solo Penny, il personaggio interpretato da Ariana Grande, indossa la minigonna e gli stivali di vernice. Maybelle/Jennifer Hudson indossa invece una fantastica tuta del tipico stile da cantante disco/funky anni 60/70. Stupenda. Peccato dovesse travestirsi da guardia perché ci avrei messo le piume.

Da quel poco che ho potuto vedere come raffronto la versione odierna è fedele al musical portato per tanti anni sulle scene, sia come costumi che come coreografie, di cui potete vedere qui il pezzo finale, You can’t stop the beat, interpretato dalla protagonista originale del musical, Marissa Jaret Winokur [nota 3]. La sceneggiatura è stata riadattata da Fierstein.

Credo che la magia di Hairspray, quella leggerezza che ti mette addosso pur affrontando dei temi importanti, sia meravigliosa. E in qualunque versione, ma vada visto. E sicuramente questa entrerà nel Rito Hairspray per quando mi sento giù.

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L’omaggio a Divine durante la coreografia del brano di apertura.

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La Tracy odierna, Maddie Baillio, al centro durante Welcome to the sxties con alla nostra sinistra Ricki Lake, la Tracy del 1988, e alla nostra destra Marissa Jaret Winokur

NOTE

1 – il film musicale è un film in cui c’è molta musica, si balla si canta ma i personaggi sanno in ogni momento che stanno ballando e cantando. La differenza col musical è che nel musical, come nell’opera, il canto e il ballo fanno parte dell’espressione, ma il personaggio non sempre agisce come se stesse cantando (anzi nell’opera raramente un momento musicale nello spettacolo è contemporaneo ad un momento musicale nella storia). È come se mentre noi li vediamo cantare e ballare in realtà loro stessero agendo normalmente.
Ad esempio ogni tanto possono dire “hey guarda come ballo” o “e adesso ballo/canto”, come appunto in Hairspray, ma a volte stanno camminando e nel frattempo cantano, e non sanno di star cantando.
Un film musicale è ad esempio Dirty Dancing, dove il ballo è protagonista, ma gli attori ballano quando i personaggi ballano, per un motivo (l’esibizione, la gara, l’esercitazione). Nel musical non c’è necessariamente un motivo nella trama che spinge a ballare/cantare.

2 – adattamento cinematografico di una trilogia di spettacoli teatrali scritta da lui, la Torch song trilogy

3 – la quale pure ha vinto un Tony ed era presente alla rappresentazione di ieri in un cameo, nell’immagine qui sopra.

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