Orgogliosamente arrapate

Mi passano questo “articolo” o, per dirla alla Michela Murgia, un articoloide, titolato così:

Cinquanta sfumature di rosa, le ragazze pugliesi pazze per il film

che già fa tanto intellettualoide col naso all’insù, che si scandalizza dei fenomeni adolescenziali e ancor di più dei fenomeni popolari. Ooooh! Ragazze che impazziscono per un film d’amore col belloccio! Mai accaduto al mondo! Non sia mai signoramia che queste ragazze non abbiano TUTTE già letto ogni libro scritto da Umberto Eco, strappandosi i capelli al solo sentir dire “semiotica”! Cheggioventùbbrucjata!

Peccato però che lei sia così anti conformista ma così legato alla retorica del femminile = rosa. Capisco che la ricchezza nel lessico non sia una caratteristica basilare per scrivere su La Gazzetta del Mezzogiorno, però un po’ di fantasia non guasterebbe, anche solo per dare una qualsivoglia cifra stilistica a ciò che scrive.

Ma andiamo appunto a ciò che scrive:

Siete proprio delle arrapate. Non so: non ve lo devo dire forse?

vorrebbe qualcuno spiegarmi il motivo di questo tono? “Siete delle arrapateh! Penitenziagite!” SANTO CIELO CHE ANSIA.
Ebbene, signor Tale, forse le sembrerà strano, forse le sembrerà terribile, ma sì, molte donne o ragazzine sono, a volte, arrapate. E già. Capisco che questa cosa le crei degli scompensi, che le squilibri l’idea mentale di donna. Ma è così.
Anche sua madre, nel migliore dei casi (visto che si è riprodotta, e sarebbe troppo triste pensare che abbia fatto sesso senza goderne), è stata arrapata. Almeno una volta, se non ha fratelli/sorelle.

Anche le donne si arrapano.

E non è che glielo sta dicendo lei per la prima volta, come se fosse un’accusa, o una scoperta eccezionale, e quindi lo scoprono d’improvviso. Lo sanno. Quel “non ve lo devo dire, forse?” è proprio di più, perché lei non è costretto a ribadire l’ovvio, il naturale, come se fosse qualcosa di brutto.
A me suona tanto come se avesse scritto “avete due gambe! Che, non ve lo devo dire? Due!”. Unica risposta plausibile:

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Altrimenti quale altra ragione ci sarebbe per accorrere in massa alla proiezione del diarroico sequel Cinquanta sfumature di nero, dopo esservi buscate quelle di grigio?

si tenga forte: PER VEDERE COME CONTINUA LA STORIA, o, nel caso si sia letto il libro, per vedere come verrà proposto in chiave filmica. Pazzesco, eh? Non se lo aspettava.

Già le inviate a Sanremo in sala stampa, dietro le quinte, hanno offerto l’inverecondo spettacolo di un interesse compulsivo per il glande totemico di quel citrone di Francesco Gabbani, 25 centimetri di cantabilità erettile, «il Rocco Siffredi del Festival», snobbando il fascino esistenzialista di un bel ragazzo come il pugliese import-export Ermal Meta.

questo non lo posso sapere, perché io, purtroppo, non lavoro con i miei scritti. Quindi non mi invitano dietro le quinte del Festival. Ma anche dando per vero che tutte o quasi tutte le donne abbiano sbavato fissando il pacco del Gabbani, mi domando: davvero era così sconvolgente la cosa? Davvero più sconvolgente di uomini che sbirciavano nelle scollature delle donne? Davvero più numerose le donne degli uomini, tanto da doverne parlare in questi termini? (nota 1)

Ma pensa. Donne a cui piace il cazzo. Non si era visto mai.

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Sorvolo sulla definizione “import – export”, battuta fatta malissimo. Ma tanto per noi in Italia quattro parolacce e due peti, ed è subito satira.

Ma un assalto simile al botteghino, 7,5 milioni nei primi cinque giorni di programmazione del film, un oceano perpetuo di gente mai andata prima magari al cinema ha presentato al mondo finanche le giornaliste come vergini.

anche i giornalisti. Mi sembra lei un verginello, giornalista di primo pelo, che non ha mai visto un fenomeno pop. Che tenero.
La gente va in massa a vedere il film – fenomeno di massa. Ma dai. Uno scoop dietro l’altro, non faccio in tempo ad assimilarne uno che ne arriva un altro, che tensione questo scritto.

Siamo nell’illustre e storico Multicinema Galleria di Bari. C’è un esercito smanioso, incontenibile, che preme allo start degli omini stacca-biglietti, costituito da una massa di vagine e uteri entro la quale pencola qualche misero pene.

non persone. Vagine, uteri, qualche misero pene. Ma va bene, è una sineddoche, facciamola passare.

«Non ho trovato un posto per due giorni di fila – racconta Fausta, look trash emo – ma volevo vedere Cinquanta, tutti lo vedono». «Ho letto i libri della trilogia da cui sono tratti i film, anche se non leggo mai niente, manco a scuola. In questo secondo capitolo mi hanno detto che c’è meno sesso», aggiunge una coeva. Pazienza.

e qui un’altra scoperta sensazionale che fa saltare giù dal lettino l’autore: gli/le adolescenti si emulano tra loro. SCOPERTONA, chiudete le facoltà di sociologia e antropologia, non c’è più niente da studiare.

Sono tutte ragazzine, diciamo tra i 18 e i 24 anni, target di questo fenomeno legato ai capolavori (cagate pazzesche) della incolore scrittrice per caso E. L. James, massaia professionista.

quei libri sono scritti malissimo, i film sono un pochino meglio almeno il secondo (come rappresentazione del consenso nel rapporto tra lui e lei, le associazioni BDSM sono infatti sul piede di guerra con la E. L. James, giustamente), ma hey, si sta ancora ribadendo l’ovvio. È stato già detto che i libri sono scritti male, ci sono maree di video divertentissimi su Youtube che ne estrapolano le frasi più ridicole. Sono anni che viene detta sta cosa. Dicci qualcosa di nuovo, amico gufo, dai!

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Ma durante gli appena SEI SPETTACOLI, nelle due sale gremite su sette che al Galleria danno in pasto il film non mancano anche ristretti circoli di «Schife», cioè ricche mogli di mezza età vocate al soddisfacimento primario: disinteresse assoluto per le corna del marito finché garantisce i 900 euro mensili per l’estetista e saltuario utilizzo di ottusi mandingo.

innanzitutto una precisazione tecnica: ha già cambiato target. Si decida.
Dopo di che ancora complimenti per i luoghi comuni di cui nutre la sua… scrittura satirica? Seriamente?

Ma non è finita, perché la facile battuta va a cercare anche la categoria più pittoresca e facile da perculare, per un qualunque comico pugliese da sagra della rapa rrustuta: le cafone/ i cafoni.

Sono stato fortunato: incardinato in poltrona, nella fila C, mi sono ritrovato attorniato da una corte di «Ragazzagne», cioè incroci tra giovani femmine e grandi tamarre (zagne, come si dice a Bari). Apoteosi della donna fantasmagorica e bestiale insieme. Principali rappresentanti del fervore antropologico che dà ragione a un film altrimenti inesistente.

perché il film, secondo lui, si giudica così, superficialmente, da ciò che non si è capito. Infatti:

mentre sullo schermo spunta la faccia da deficiente del milionario sado-protagonista (il tema della pellicola sarebbe il BDSM, credo), misto fra belloccio e cozzaletto di periferia, Christian Grey.

non aver capito la trama di un film così elementare non le fa molto onore.
Seguono descrizioni di cafonate varie, e sempre GRAZIE, scoperte fondamentali per l’antropologia, esistono le cafone. Caspita che arguzia.

Non so se il regista James Foley è più scaltro o più inutile. Non so se è migliore o peggiore del predecessore Sam Taylor Johnson nel diluire tra i fotogrammi torride sevizie inanimate e possessioni ridicole. Certo che, raga, questi fanno ‘na pala di soldi mentre noi siamo qui a farci le pippe.

che è un po’ quello che ho pensato io quando ho letto il suo pezzo.
Ma di nuovo le sfugge il contesto, e tra le tante obiezioni che si potrebbero sollevare a questi film lei sceglie le più basse.

La protagonista, Anastasia Steele, nel film spesso nomata con l’imbarazzante «Ana» (mah…, basta una vocale per sbagliare) è molto carina, pur se inutilmente francese.

altra facile ironia di una banalità mostruosa. Na scureggia non ce la vogliamo mettere?

Ad un certo punto, però, gli parte il Fusaro. E come se non avesse fino ad ora infilato una facile retorica dietro l’altra si eleva a letterato cinefilo di gran spessore, anche esperto di Cultural studies, perchenò.

Il film è fondato sulla non-autorialità, sullo stereotipato, a-qualitativo, dato che l’uguaglianza digitale l’hanno realizzata Berlusconi, Costanzo e la De Filippi, non certamente quegli imbecilli dei comunisti. E possono testimoniarlo anche alcuni arditi maschi ancora verdi, che hanno osato mescolarsi all’orda di oltre tremila femmine che ha espugnato la fortezza del Ciaky, altro tempio del cinema, poco distante dall’aeroporto di Bari-Palese: «Scene da delirio, al botteghino non si capiva più niente». Verificatesi anche a Showville e in tutte le sale delle città pugliesi.

e che, non ce lo volevi infilare forzatamente un Berluscone?

Ma adesso qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale motivo, che questo sia un brutto film, ce lo dovrebbe testimoniare la rappresentanza maschile.
Cioè di nuovo, di tutte le critiche possibili hai scelto le più basse: questo film piace a molte donne, perché c’è il belloccio e l’improbabile storia d’amore. Ok. Ma questo rende automaticamente tutti gli uomini presenti degli eredi di Mereghetti?

Lucidate un Pulitzer per quest’uomo.

Cinquanta è la quadratura del cerchio fra teleromanzo loffio e sceneggiata erotica insipida.

Scopertissime Riomare.

Le ragazzagne, ma pure stimate insegnanti, pensose ricercatrici di niente s’illuminano del coito canino stimolato da bilie vaginali d’argento inserite, ardono del muscolare scolpito di ‘sta capra d’attore nella Stanza Rossa sopra Ana bella.

perché, non so se l’avete capito. Il problema non è quanto sia fatto  male o quanto sia diseducativo il film, soprattutto il primo. No. Il problema è che le donne si arrapino.

Applaudono al ceffone a Kim Basinger-Elèna, corrutrice BDSM del Christian. Incamerano passivamente il marchio Apple esibito a più riprese nel sequel più orientato sulla romanticheria che sulla perversione di chi infligge e di chi geme.

perché, attenzione, ancora scoop, scoop e scoop: nel cinema esiste il product placement.
Io a questo punto mi domando che pubblico abbia questa pagina della Gazzetta, perché irride il cafone ma strizza l’occhio al poco acculturato. Una via di mezzo praticamente, tra il Q.I. 60 e il 55. Un poco acculturato ma non cafone. Un ignorante che si dà un tono. Un deficiente che vuol dare del deficiente  a qualcun’altro, per sentirsi meglio.
Non so, davvero non capisco che pubblico possa apprezzare questo tipo di “satira” e disprezzare un mappazzone filmico di portata “50 sfumature”. Perché dubito fortemente che il pubblico che ama i film d’autore possa anche apprezzare affermazioni simili. O addirittura riderne.

Accondiscendono al cunnilingus mirato all’immaginario femminile

maisia anche qui! Vorrai mica accondiscendere al cunnilingus! Checchifo il cunnilingus! (…)

sbirciano il Samsung Galaxy J7 appena acquistato dalla vicina che lo scartoccia maneggiando freneticamente il 6 «vecchio di quasi un anno» al contempo

ed ecco la critica al consumismo, collegata alla critica verso product placement. Che fa sempre pseudo – intellettuale, sta su tutto. Sembra quasi tu abbia letto Il Capitale, proprio.

e capisci pertanto che non è quella la crisi di cui parliamo, che è altro il problema. E mentre ascolti l’ovazione al palestrato alla monta, madido di rugiada del sesso, sai che ciò che accade a Bari avviene in India o in Georgia, ugualmente. Perché, adesso possiamo dirlo: tutto il mondo è paese.

ecco, qui devo ammettere la mia incapacità. Non l’ho mica capito io quale sarebbe il problema.

Cioè ha prima criticato l’arrapamento delle donne, poi il consumismo, quindi l’induzione allo stesso, dato dal product placement. Poi una squirtata di qualunquismo, che signoramia non ci sono più i film di una volta e le donne di qua e gli uomini (poverini) di là… seriamente, qualcuno mi spieghi il senso.

Perché se questo è un testo satirico ci sarà almeno una critica sociale. Qual è?
“Ci sono le persone che non leggono, ma il romanzo scemo se lo leggono eccome” ?  Potrei spiegarvi il perché, da dove nasce questa abitudine, magari anche suggerire dei libri in merito. Soprattutto inerenti i romanzi rosa.

“Ci sono le donne che spendono soldi dei mariti per telefoni, cinema ed estetiste” ? È un patto in cui ambedue guadagnano qualcosa. Non credo sia l’ideale, per me, ma nemmeno credo ci sia una vittima ed un carnefice in questo compromesso, volendo, un po’ ipocrita. Se uno è esperto di cinema, potrà certamente nominarmi almeno un paio di pellicole che ne parlano. Insomma, qualche citazione avrebbe potuto farla, dall’alto della sua sapienza.

Il problema è che esistono film fatti male e che maree di persone li vanno a guardare? Dimmi di più, papà castoro!

Seriamente, quale sarebbe in realtà il problema?
Perché io in questo delirio ci vedo una seria mancanza di porno dedicati al genere femminile, un porno che rispetti l’anatomia femminile e che sia indirizzata commercialmente anche alle donne. La risposta di pubblico a questo genere soft porn, travestito da romanzetto disfunzionale, evidenzia questo: ESISTONO DONNE ARRAPATE, è sanissimo, va bene così, accettiamo il fatto che possano anche loro voler guardare un porno. Fatto bene, però, a forma di porno.

Ma finché “il problema” sarà il dover dire che siamo arrapate, così, come se fosse qualcosa di cui vergognarsi, finché “il problema” sarà l’ovazione al corpo sudato di un attore… tanta strada ci sarà ancora da fare.
E non si nasconda dietro la satira, che questa è ironia bigotta. Battutine da Azione Cattolica Ragazzi.

E guardi, a me i libri non sono piaciuti, potrei elencare mille motivi per cui li trovo scritti malissimo, ignoranti nel modo in cui trattano il tema sadomaso, antichi e ottusi nel modo di trattare la relazione e di bassissima lega nella descrizione delle scene di sesso. Lessicalmente vergognosi, poverissimi. Sui film vado a fiducia, ho letto e ascoltato recensioni fatte da chi il cinema l’ha studiato, anche approfondendo lo sguardo sul genere e sul sesso. E so che si sarebbero potute dire mille cose entrando nel merito.

Ma lei ha scelto la bassezza del denigrare l’eccitazione femminile in generale, l’ignobile attacco ai riti adolescenziali, la faciloneria di una generalizzazione sulle donne che vivono un rapporto matrimoniale di facciata, la ridondante elencazione del comportamento da “zagna”. Ma che due gonadi, se lo faccia dire.

CHE DUE GONADI.

P. S. me lo dico da sola prima che arrivi il commento geniale:

e-fatti-una-risata

Ah. Ah. Ah.

Nota 1:  vedere una persona come un quarto di bue è sempre male, che siate femmine o siate maschi o siate non binari o quant’altro. Non giustifico un comportamento simile, sto solo facendo notare come nessuno abbia mai scritto, in un articolo, scandalizzato: ooohh!!! Gli uomini nel backstage guardavano il culo della ballerina Cippa Lippa!!! Inverecondo spettacolo!
A meno che non si trattasse di un/a femminista che stesse facendo notare un comportamento sessista e spersonalizzante.

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4 pensieri su “Orgogliosamente arrapate

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