Il cinema, il tribunale, cinque padri

La deposizione in tribunale è uno stratagemma utile nel cinema per far sì che il personaggio parli direttamente alla macchina da presa. Può così giustificare dei suoi comportamenti, difendersi, accusare, e usare un linguaggio del corpo che parli, consciamente o inconsciamente, direttamente al pubblico,  posizionato con la macchina da presa esattamente tra i banchi col pubblico fisico.

Dalla mia tesi magistrale ho estrapolato quattro scene ambientate in tribunale: in due di queste, provenienti da altrettanti film, i padri sono chiamati a difendere il loro diritto a esercitare la genitorialità; nelle altre due le figlie sono chiamate all’accusa, una del padre stesso e una di un innocente, plagiata dal padre.

KRAMER CONTRO KRAMER (1979)

Joanna, annullatasi per anni seguendo la carriera del marito, va via lasciando il figlio Billy con una lettera. Aveva sempre detto al marito Ted che avrebbe voluto ricominciare a lavorare e portare avanti la sua, di carriera, ma Ted non ha dato importanza alla cosa. Così Joanna esplode e va via.
Tornata dopo qualche tempo, con una carriera avviata, vorrebbe riprendere Billy con sè, e nonostante Ted se la stia cavando egregiamente (non aveva mai assolto ai suoi doveri genitoriali, la cura era totalmente nelle mani di Joanna, ma impara. Emblematiche sono le due scene della colazione) la madre sarebbe favorita dalla corte e il padre deve motivare la sua volontà di essere genitore e avere la custodia (Ted ha anche perso il suo lavoro per accudire il figlio, e accettato uno a minore gratificazione professionale).

La scena in cui Ted depone a suo favore è un piccolo trattato sul binarismo nella coppia. Lo trovate qui dal minuto 1:55 e questo è il testo centrale:

mia moglie non faceva che dirmi – perché una donna non può avere le stesse ambizioni di un uomo? [la guarda] Forse hai ragione, forse sono riuscito a capirlo. Ma per lo stesso principio io vorrei sapere: quale legge dice che una donna è un genitore migliore semplicemente in virtù del suo sesso? […] cos’è che fa un buon genitore? E qualcosa che ha a che fare con la costanza, con la pazienza, con l’ascoltarlo o col fingere di ascoltarlo […]? Io non so dov’è scritto il fatto che una donna ha l’esclusiva, il monopolio, e che un uomo difetta di certi sentimenti che ha una donna. […] Io non sono un genitore perfetto […] ma sono lì, […] abbiamo costruito una vita insieme, e ci vogliamo bene

Ted ha fatto gli stessi identici sacrifici che è portata a fare, ancora oggi, una madre lavoratrice. Suddividersi anzi moltiplicarsi, e sacrificare la carriera laddove essa portasse a sacrificare l’accudimento del figlio. Perde una posizione lavorativa acquisita negli anni con fatica, e questo comprometterebbe la possibilità di avere l’affidamento del figlio quindi accetta un lavoro altrove, imponendo di essere valutato durante i festeggiamenti per il Natale.

In tribunale vediamo Joanna affermare di guadagnare ormai molto più di quanto guadagni l’ex marito. Anche questo risulta una denuncia al sistema vigente, che costringe il caregiver alla perdita di benefici economici, quando invece ne avrebbe maggiore bisogno, dovendo sostenere uno o più minori

 MRS DOUBTFIRE (1993)

Anche Daniel si trova in tribunale a discutere la possibilità di avere la custodia condivisa con la moglie. Ma come sappiamo deve discutere anche qualcos’altro: la sua sanità mentale.
Si è travestito da anziana signora per poter stare vicino ai figli e ha così dimostrato di avere delle capacità di accudimento, ma questa farsa non è piaciuta alle autorità e in tribunale si difende così (qui il video in lingua originale):

In merito al mio comportamento, invoco l’infermità mentale. Perché da quando nacquero i miei figli, dall’istante in cui li ho guardati, io ero già pazzo di loro. Quando li ho presi in braccio ero già steso. Sono “prole dipendente”, signore, io li amo con tutto il mio cuore, e l’idea che mi si dica “non puoi vivere con loro, non puoi vederli ogni giorno”… sarebbe come dirmi “io ti tolgo l’aria” . Io non vivo senza l’aria, e non vivrei senza i miei figli. Io farei qualunque cosa, è un bisogno irrinunciabile, siamo una sola cosa, e loro sono tutto per me, hanno bisogno di me come io di loro. Perciò io la prego: non mi separi dai miei bambini.

Daniel è stato infantile e irresponsabile, ma per amore dei figli riesce a diventare la tata perfetta. Il tato. Un padre.

IL BUIO OLTRE LA SIEPE (1962)

In questo film troviamo uno dei padri più meravigliosi di sempre. Una storia ambientata nell’Alabama del 1932, quando il separatismo tra “bianchi” e “neri” era ancora molto forte e l’odio razziale era accentuato dalla crisi economica di cui si sentivano forti i contraccolpi.

Atticus Finch è un avvocato vedovo, padre di due figli. Atticus cresce i suoi figli con l’ausilio di una donna di servizio, che viene trattata come una di famiglia. Lui infatti crede molto ai diritti umani e alla giustizia.
La scena in tribunale stavolta chiama al banco un padre rozzo, razzista, ricattatore e violento. Non capiamo bene quanto violento e se approfitta anche sessualmente della figlia, ma lo intuiamo. Con lui la figlia con un evidente ritardo e incapacità di discernere la realtà, che viene costretta ad accusare un ragazzo innocente, di colore, di violenza sessuale e percosse.

La figlia di Bob ha infatti denunciato Tom Robinson (il negro). Dice di esser stata aggredita e stuprata da lui ma i segni sul corpo, prevalenti sulla parte destra del suo corpo, dimostrano l’impossibilità di un’aggressione subita da parte di Tom, che ha perso molti anni prima l’uso della mano sinistra. Bob invece è mancino, quindi più probabilmente è lui il vero aggressore, e su questo si basa la difesa di Atticus..

È soprattutto in tribunale che questi due padri si scontrano moralmente davanti ai nostri occhi: Atticus non giudica duramente e non attacca la figlia di Bob per l’accusa ignobile che sta rivolgendo a un innocente, cercando di coprire il padre ubriacone e violento. È sempre pacato e comprensivo, e lo spiega nell’arringa: quella di Mayella è solo il risultato di una profonda ignoranza, del suo profondo senso di colpa (per aver cercato di adescare un “negro”, azione giudicata al tempo non dignitosa) e della capacità che ha il padre nel circuirla, facendole fare ciò che lui vuole lei faccia.

La differenza di atteggiamento nei confronti dei figli è dimostrata dai gesti: Bob tira e mette a sedere la figlia, non la degna di uno sguardo, non ha tenerezza, solo sfida nei confronti di chi osi affrontarlo e contraddire la sua versione dei fatti. Quando Mayella grida in tribunale

e se voi signori, lustri e vestiti a festa non farete qualcosa contro quest’uomo allora siete un branco di vigliacchi […]

sembra quasi chiedere aiuto, come se sapessimo, noi spettatori insieme al pubblico tra i banchi, che non sta parlando di Tom (che non guarda in faccia, mentre lo indica come colpevole, anzi la faccia di lei è rivolta verso il padre, alla sua sinistra, il dito accusatore verso Tom, alla sua destra, costringendola ad una contorsione innaturale).

SHAMELESS (2011 – in corso)

In quest’ultimo esempio la figlia, Fiona, è in tribunale per richiedere di diventare tutore esclusivo dei fratelli, che ha accudito per anni, avendo due genitori incapaci: la madre, bipolare che non accenna a volersi curare, è andata via quando lei era adolescente e il più piccolo in fasce; il padre è ancora in casa con loro, ma rappresenta solo un peso. Nella sigla infatti lo troviamo svenuto in bagno, mentre il resto della famiglia cerca di attendere ai propri bisogni quotidiani.

Fiona ha un atteggiamento cinico nei confronti del padre per gran parte della serie,

Chip – Ti ha portata a sciare?
Fiona – No, io la neve so solo come spalarla dal viale, senza disturbare mio padre mentre ci dorme sopra!

(Ep 2x 12, Fiona interrotta)

fino a che non decide di eliminarlo dalla sua vita, definitivamente, e chiedere la custodia dei fratelli

Giudice – Signorina Gallagher, per quale motivo suo padre dovrebbe essere dichiarato incapace?

Fiona – Una volta vivevamo in macchina… lo zio Nick ci aveva cacciato. Non c’era nessun’altro che ci ospitasse. Lip, Ian ed io dormivamo di dietro quando Frank ha accostato… nel cuore della notte… vicino Halstead… mi ha detto di aspettarlo lì con i ragazzi, che tornava subito… avevo sei anni. Qualche ora dopo, siamo ancora seduti sul marciapiede e la fronte di Ian stava bruciando… piange, è isterico e io non so che cosa fare… così corro lungo la strada… Lip sotto un braccio, Ian sotto l’altro, cercando qualcuno che ci aiuti… era più facile trovare del crack piuttosto che un passaggio! All’ospedale arriviamo a piedi…ci dicono che Ian ha la febbre alta a 40…altre due ore e…chissà. Non ho trovato Frank per altri due giorni…la prima cosa che mi ha chiesto è quanti soldi avevo con me. Vorrei poter dire che è stata l’unica volta… ma era solo la prima. Mia madre è bipolare e mio padre è un alcolizzato e un drogato. Prende quello che vuole e non dà niente in cambio. Niente soldi e nemmeno aiuto. Ho fatto quello che potevo per crescere i miei fratelli…avrei voluto fare di più…non voglio la vostra pietà, neanche l’ammirazione…voglio soltanto poter dare a questi ragazzi quello che si meritano, perché sono dei bravi ragazzi e si meritano il meglio!

( Ep 3×07, Si torna a casa)

Fiona vuole figurare come responsabile dei fratelli davanti alla legge, così da non dover sottostare più al padre, ma il giudice non ritiene giusto che lei si sobbarchi le responsabilità legali dei fratelli. In una discussione col padre viene fuori la natura possessiva di Frank, lei gli rammenta che non gli è mai importato dei suoi figli e lui ripete che sono suoi,

non so che sarei se non fossi un padre, non sarei niente

Essere padre lo legittima come persona, sa di non aver combinato assolutamente nulla di buono nella vita, ma ha procreato sei figli e anche se le loro vittorie non vantano il suo supporto, sono qualcosa che lo definisce. Frank non ha la minima considerazione di cosa sia giusto, sbagliato, meritato o meno, lui ha solo diritti senza doveri, e se ottiene qualcosa è grazie ad un suo merito, anche se nessuno sa quale esso sia.

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