Le identità altrui, il gender, gli schemi mentali

 

Io non ho mai capito per quale motivo alcune persone non riescano ad accettare le identità o gli orientamenti che non rientrano nei loro schemi mentali, perché sono sempre stata molto tranquilla nell’accettare il modo in cui le persone, soprattutto quelle che non influenzano la mia vita, vivono.
Certo se una persona mia amica, un giorno, dovesse dirmi che ha scoperto di essere omosessuale/asessuale/disforica cercherei di capire meglio questa che per me sarebbe una novità. A seconda del grado di confidenza con questa persona porrei dei quesiti, perché mi interessa e perché avrei bisogno di ridisegnare, nel mio cervello, la mia conoscenza nei suoi confronti.
Cercherei di capire come ci sia arrivato/a e come sta vivendo questa scoperta. Che non deve essere una passeggiata scoprirsi improvvisamente qualcun’altro.

Anni fa una mia amica lesbica baciò un uomo d’avanti a me. La cosa sconvolse entrambe e ne parlammo, in seguito abbiamo scherzato sulla cosa. Tempo dopo accadde con un’altra, tra l’altro ex della prima. E stavolta lei, piccina di corporatura, baciava un congolese grande e grosso.
Ridemmo il doppio, le chiesi come sia potuto accadere.
Quando si ha confidenza è così.

Tempo fa non capivo l’asessualità, perché non mi piaceva il modo in cui le associazioni che se ne occupano rispondevano ai giornalisti. Parlavano di società ipersessualizzata e loro risposta a questo atteggiamento, e mi sembrava una reazione forzatamente alternativa che non ha nulla a che fare con l’identità reale, mi sembrava fossero influenzati esattamente come quelli che sottostanno all’ipersessualizzazione.
Poi ho capito che questo era solo l’atteggiamento di alcune persone, e ci sono persone che, per tutta la vita o periodi, rifiutano il sesso. E va bene così. E non l’avrei mai capito se non avessi posto delle domande.
A me personalmente sembra assurdo, come tante altre abitudini umane tipo mettere il parmigiano ovunque, ma lo accetto perché l’ho imparato. Poi mica devo avere rapporti sessuali con tutti, avremo altri tipi di relazione in cui questa cosa non entrerà mai.

A monte però non avrei mai rifiutato una persona, o insultata, o non le avrei mai detto nella faccia che è malata. Non lo comprendo appieno come non comprendo chi ama il dolore, ma finché non mi tocca personalmente lo accetto. È la differenza tra capire e comprendere.

Questo perché quando una persona mi dice una cosa io tendo a crederci. Mi viene in mente una scena di “The invention of lying“, un film troppo sottovalutato scritto, diretto e interpretato da Ricky Gervais.
Nel mondo in cui questo film è ambientato gli esseri umani non hanno mai imparato a mentire. Un uomo, un giorno, scopre di saper mentire e per dimostrare la cosa agli amici, al bar, dice di chiamarsi con un altro nome, e loro lo salutano con quel nome.
Non hanno motivo di non fidarsi perché non conoscono la menzogna.

Allo stesso modo se una persona mi si presenta, appare non stereotipatamente uomo ma mi dice un nome maschile, io mi fido. Ma mi fiderei anche se mi dicesse di essere finlandese con la pelle ebano. Mi fiderei perché a me che cazzo cambia?

Qualche tempo fa feci la conoscenza con un attivista che si definisce “uomo trans, non binario”. E io gli chiesi per quale motivo, dopo aver definito se stesso come uomo, aggiungesse che non è binario. Perché a me il fatto che non fosse binario non tangeva affatto, quindi non avevo fatto il passo successivo: capire che non ragionano tutti come me, e che per molte persone il passing di un/una trans è fondamentale.
A me bastava che mi avesse detto di essere un uomo. Nemmeno mi interessava come fosse nato. Oggi sei questa persona, ti conosco oggi. Ciao Doug.
Ma evidentemente molti altri sarebbero stati confusi dalla mancanza di alcune caratteristiche che fanno scattare nella mente il riconoscimento, quindi era necessario specificare.

Credo sia pazzesco. Cioè seriamente, una persona si dovrebbe impegnare per far capire agli altri di che genere è? E poi, cosa vi cambia? Io se voglio conoscere una persona ci parlo, mica mi basta incasellarla in una gabbia precostruita!

Poi venitemi a dire che il genere non è performativo!

P.S.

Ho scritto questo post qualche settimana fa, e in questi giorni ho vissuto da osservatrice l’esperienza in cui una persona FtM si è sentita dire, da una femminista peraltro, che lei lo riconosceva come donna, nonostante lui abbia detto di essere transgender. Ecco, io non riesco davvero a capire. E mi sono sentita ferita per lui.

Però devo imparare, perché non si può plasmare il cervello altrui imponendo la ricostruzione di schemi, soprattutto in alcune generazioni.

Credo sia una mancanza di rispetto, ma devo imparare a comunicarlo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...