Sex work is work: incontro alla Casa Internazionale delle Donne

Sabato 20 Gennaio 2018 si è tenuto, nella sala Carla Lonzi del C.I.D. , un incontro che potremmo senza dubbio considerare STORICO. Un gruppo di persone, femministe, si è riunito per parlare di sex work e l’ha fatto senza alcun desiderio di sovradeterminazione, senza narrare di altr*, ma parlando in prima persona (come la pratica storica del femminismo insegna).
I femminismi aperti al dialogo si sono incontrati, con più o meno resistenze alla comprensione e all’accoglienza di quali siano, nello specifico, le istanze portate avanti da* sex workers. Sex workers che hanno parlato per sé, con la propria voce o tramite la voce di attiviste che hanno letto testimonianze.

Sono state riportati i diversi modi che i paesi del mondo hanno per regolamentare il sex work, ed è stata chiaramente spiegata la posizione de* lavorator* del sesso italian* in merito, ovvero quello che vorrebbero dal punto di vista normativo, oltre che culturale. La possibilità quindi di lavorare insieme senza rischiare di essere perseguibili come sfruttator*, l’eliminazione dello stigma e della narrazione vittimistica, la distinzione tra libertà di scelta e tratta (anche se a me, che si debba sottolineare continuamente questa distinzione, stufa. Non capita mai di doverlo fare se parli di camerier*, contadin*, infermier*…).

Ma non voglio riportare gli interventi uno per uno (vi rimando per questo all’articolo di Dario Accolla, che ho finalmente incontrato di persona, qui). Mi sono messa a scrivere perché ho necessità di dire come mi ha fatta sentire la giornata di Sabato.

Mi sono sentita parte di un femminismo che cammina. Che accoglie e cammina. Che si interroga sulle vite degli altri per capire come sostenerci a vicenda, non per puro gossip. Che lascia parlare, e non parla addosso. Che ascolta senza giudicare. Che ride e non deride.
Ne avevo bisogno. Davvero tanto bisogno.

Abbiamo riso, anche a volte per reazione all’assurda cattiveria altrui, ci siamo incazzat* ed emozionat*. E abbiamo provato stima per le persone che stavano raccontando le loro storie, perché erano persone coscienti e autodeterminate.
Abbiamo condiviso delle convinzioni sul presente e dei sogni sul futuro. Dei dubbi. Dei desideri.
Ci siamo conosciut* e riconosciut*, abbiamo condiviso un aperitivo e tante risate.

E poi bona, la sera margarita al Tuba Bazar e concerto di Miss Keta.
Così, per spoetizzare il tutto che stavo diventando melensa.

Vi abbraccio tanto, compagn*. Questo è solo l’inizio.

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