Smashbox: lecite accuse di sessismo o eccessive volontà censorie?

Avrei voluto studiare ma faccio un breve post su questa pubblicità, che sta causando una vera e propria shitstorm sulla pagina dell’azienda, per motivi più legati alla volontà censoria che al desiderio di parità di genere. Partiamo dall’ABC:Continua a leggere…

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Kittypaka? Il complottismo colpisce anche Non Una Di Meno

Avevo già avuto a che fare con il commando abolizionista che sorveglia Facebook alla ricerca di post sexworker inclusivi, mi aspettavo sarebbe accaduto anche stavolta. Mi riferisco alla condivisione che il gruppo che si occupa della comunicazione social ha scelto di dare all’intervento della portavoce di Ombre rosse. Intervento che veniva per ultimo nella mattinata del 23, che non è stato mandato in diretta totalmente, evidentemente per cause tecniche, ma che ha ricevuto molti ed entusiastici consensi dall’assemblea (che si è per quasi metà anche alzata in piedi).

Le truppe di sorveglianza sono arrivate in fila per tre col resto mancia a rimettere nei ranghi le femministe (e i femministi, ma d’ora in poi userò il femminile per essere scorrevole) che si sono permesse di dire che viviamo in un sistema capitalistico, che bisogna lavorare e che alcun* scelgono di lavorare col sesso.

MAISIA!!! Direbbe Eleonora Magnifico.

Si è levato di tutto. Frasi già sentite (chi comanda? Chi sei tu? In nome di chi parli? Sei un cliente? Fai l’interesse dei clienti?) e ripetizioni stanche di falsità allucinanti.

Ribadiamolo per chi non lo sapesse:

nei tavoli, Lavoro e Migrazioni soprattutto, si è dato molto risalto all’orrore della schiavitù, e alla necessità di progetti di fuoriuscita dalla stessa. Permesso di soggiorno slegato da lavoro e mariti o padri, ius soli e cittadinanza, percorsi privilegiati per le vittime di tratta, e altre interessanti proposte da sviluppare (siamo ancora all’inizio). Questo nelle discussioni di Sabato e relazionato Domenica mattina. In seguito ci sono stati degli interventi singoli che portavano istanze soggettive e che sono state apprezzate o meno dalla gente riunita in assemblea.

È tutto riascoltabile a questi link (sì, lo so, è faticoso, ma si fa così quando si vuole dire la propria, ci si informa).

Ci sono stati dunque due interventi censori (addirittura “smettiamola di dire puttana”, non come offesa, anche come riappropriazione, e cose di questo tipo) che generalizzavano il fenomeno della prostituzione e negavano la necessità di utilizzare il termine “sex work” per definire le persone che liberamente svolgono mestieri legati al sesso. Oltre a voler censurare il porno e via discorrendo. C’è stato l’intervento di Adelina, ex vittima di tratta oggi attivista nell’ambito della stessa, che redarguiva le intervenute per aver utilizzato quel termine (sexworker), e generalizzava nuovamente il fenomeno sulla base della sua personale esperienza (sulla quale siamo tutt* solidali, ovviamente). Poi l’intervento di un’attivista che ha ribadito la necessità di rispettare le scelte altrui anche se, per sbarcare il lunario, dovessero scegliere mestieri che noi aborriamo. Ha a questo proposito usato l’esempio del “pulire il culo ai vecchi”, cosa che lei non farebbe mai ma che rispetta come mestiere, ovviamente. Così come io non farei la poliziotta e comprendendo il ragionamento logico si capirebbe anche che questa non è una offesa a chi svolge quei mestieri. 

Ultimo intervento è stato quello della ragazza portavoce di Ombre rosse, che viene riportato nel link. Applauditissimo come dice l’admin, lungamente e rumorosamente.

Ora.

Le abolizioniste di cui all’oggetto di questo post rinnegano:

– che l’assemblea si sia espressa contro la tratta

– che sia stata rispettata Adelina in quanto vittima

– che il consenso dimostrato con l’applauso abbia un qualche valore politico 

e attaccano da due giorni, con falsità e ripugnanti offese (come la solita, essere papponi o invischiati con il racket della prostituzione), chiunque tenti di riportare il dialogo nei ranghi, o anche solo far rispettare un consenso che, piaccia o meno, c ‘è stato.

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I NOSTRI. È lingua italiana, eh? Intende i LORO.

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Solo sulla base del numero di applausi? Eravamo d’accordo, abbiamo applaudito. Ci facessero sapere come gradiscono si dimostri il consenso e lo faremo. Però lo devono accettare.

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Questo è grave e incommentabile

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qui inizia il complottismo, io e altr* attivist* siamo abituat* a questi attacchi da parte di swerf. Sono mesi che ci becchiamo dei papponi nel gruppo di Maschile plurale.

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questa non ho capito cosa vuole, cioè lei è per il Capitalismo e non accetta attacchi verso lo stesso? Ok. Riguardo le case chiuse vi invito invece a leggere i comunicati di Ombre rosse.

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Questa ha dei disagi irrisolti, non ho capito il film.

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Qui il delirio totale, meccanismo di gaslight: si confondono le acque per mettere in difficoltà. Io vedo in difficoltà solo i loro analisti.

Cattura

Ancora complottismo. Ci sono anch’io nelle accuse, attendete.

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Esaltare la bellezza. Vorrei tanto capire da dove lo evincano.

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Cattura

E per ultima questa perla, che poi ho capito di chi si trattasse, un’abolizionista favorevole a qualunque tipo di censura, che non è stata applaudita, ma la mamma le ha detto che è speciale e se non la portano in trionfo è per invidia. Quindi siamo tutti cattivi. Favolosa.

Ma adesso basta merdate e mi metto a scrivere il post romantico su quello che ho amato di questi due giorni.

Edit: questa non potevo non aggiungerla è troppo bella.

perla

L’atteggiamento non giudicante, la tratta, le operatrici

Mi è capitato, ultimamente, di parlare con molte persone che si occupano di centri anti violenza. Mi è sembrato che alcune di queste, pur collegandosi alla rete Non una di meno, non abbiano chiara la natura sex positive del movimento.

Questo mi dispiace perché intravedo, in alcune operatrici, anche del buonsenso. Ma la tara culturale è pesante e grava anche sui buoni pensieri.

NON GIUDICANTE.

L’attività delle operatrici deve essere non giudicante. Non bisogna dare un giudizio sulla donna che non denuncia o che non lascia il compagno/marito violento, non bisogna avere giudizi sul fatto in sé di vendere servizi sessuali. Che si sia schiave o libere.
Anzi direi che il “non giudicante”, per le schiave, grava ancora di più che sulle libere, perché devono aggiungere all’odio verso lo schiavista e verso i clienti l’odio verso se stesse. Perché devono lasciarsi alle spalle un brutto periodo senza sentirsi sporche. Io so quanto ci si possa odiare, più di quanto si riesca ad odiare il mostro di turno. Con noi stesse dobbiamo vivere per sempre, fino alla morte.

Allora come può, una persona che ci deve stare a contatto, essere convinta di qualcosa del tipo “come puoi pensare che il sesso possa essere un lavoro?” (frase detta davvero). Questo è, anche se in buona fede, essere fuori dalla realtà.
I comici li paghiamo, paghiamo gli attori e i musicisti. Anzi ci battiamo affinché vengano riconosciuti come lavoratori. Il sesso è un’emozione esattamente come il riso e il pianto. Il sesso è un lavoro. Produrre film porno e vibratori è un lavoro.
Come lavoro va rispettato e vanno tutelat* i/le lavoratori/trici del sesso. Sia condannando lo schiavismo sia fornendo leggi giuste agli/lle operatori/trici liber*.
Ce lo chiedono loro. E se fossimo davvero non giudicanti l* ascolteremmo con empatia, e non con pietismo come troppo spesso accade.

Sta girando questo video, di una donna molto attiva e per carità, stimabile per la sua attività. Ma ascoltate bene le sue parole. Vi sembra “non giudicante”?
A me sembra banalizzante.
Il motivo per cui gli uomini vanno con le prostitute, fregandosene del fatto che siano schiave, a volte fregandosene o imbrogliando se stessi sul fatto che quelle donne stiano lavorando e non siano innamorate di loro, non può essere banalizzato se vuol essere risolto, superato.

Esiste un problema, se tanti uomini vanno con donne che non hanno la possibilità di farsi una doccia, che sicuramente sono schiave, che stanno ore per strada? Certo che c’è.
Ma è banalizzando che lo risolveremo?
Crediamo davvero che il mondo sia un posto sex positive, libero e senza le frustrazioni indotte da millenni di cultura sessuofoba, solo perché “non siamo più negli anni ’50”?

Recuperiamo gli uomini violenti ma condanniamo gli uomini che pagano le prostitute, mettendoli in un unico calderone di frustrati e oppressori?

Crediamo davvero che una cultura si sradichi così velocemente?
Non siamo più negli anni ’50, ma ancora esiste “troia” come insulto. Quindi in che mondo vivete?

Uomini che odiano le donne Ep 1: Cesare

Il magnifico e mai troppo compianto Stieg Larsson non me ne vorrà se intitolo in questo modo una serie di rapporti che intendo stilare sul mio blog.

Si tratterà di commenti di uomini che evidenziano in modo chiarissimo il loro disprezzo nei confronti delle donne.
Puntata 1: Cesare.

Si parlava delle condizioni pessime che l’esagerato e incontrollato numero di obiettori ha imposto alle donne che desiderano interrompere una gravidanza. Puntuale come la diarrea dopo una cena al messicano arriva l’esponente del Movimento nazionale per la sovranità che, come buona parte dei nazionalisti, non sa scrivere nella lingua elettiva della nazione che intende difendere (da chi non si è ben capito. No, bugia, si è capito.)

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Ah già, gli invasori.
Ma andiamo a vedere quanto ne sa costui degli anticoncezionali: LE DONNE non hanno scoperto preservativo eccetera? LE DONNE. Perché da sole si ingravidano queste.

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UNA DONNA, NATA PER DONARE LA VITA…

E poi diciamolo, io infarcisco di cazzi e ceppe il mio parlato perché mi diverto troppo quando mi fanno queste battute sul quanto mi piaccia o quanti io ne abbia presi. Non sapendo controbattere argomentando si incagliano sulla volgarità, che nel mio caso non nasce mai come offesa gratuita, fateci caso.

Sempre profonda stima, a tal proposito, nei confronti di Sofia Vergara, che, dopo aver letto il tweet che recita “quando parla sembra avere un cazzo in bocca”, risponde:
“COSA C’È DI SBAGLIATO NELL’AVERE UN CAZZO IN BOCCA?”

 

Cosa c’è di sbagliato?

Ma certo, questi difensori della patria ovviamente intendono controllare la nostra capacità riproduttiva (considerata un obbligo, a quanto pare) perché è necessario riempire i grembi di italici feti.

Che ridere.

 

Chi è l’affittuario dell’utero?

Chi parla di “utero in affitto” ci chiarisce perfettamente la considerazione che ha della donna nel cui corpo quell’utero è inserito: non ci interessa cosa pensa quel cervello a 60 centimetri circa dall’utero, a noi interessa l’utero. L’utero non è tuo, è della comunità perché fa i figli.

E i figli li devi fare per forza se no sei egoista (come se non esistessero le madri diventate tali per egoismo, desiderio di eternarsi, avere un’altra vita da dirigere per ricominciare da capo, o anche solo per mettere a tacere la società) e tanto se vuoi abortire avrai mille ostacoli perché IL TUO UTERO NON È COLLEGATO AL TUO CERVELLO.

Qualunque idea si abbia a riguardo, anche se voleste considerare TUTTE le donne come vittime e NESSUNA autodeterminata, tutte sfruttate e nessuna libera, sarebbe rispettoso utilizzare il termine “Gravidanza Per Altri”, o GPA. Anzi proprio per evidenziare quanto ci teniate a queste donne e quanto le vogliate difendere.
Tutte.
Non solo la parte di esse che vi interessa.

Perché dicendo “Utero in affitto” mettete in chiaro cosa vi interessa davvero. Le parole sono la forma dei pensieri.

A mio avviso anche “maternità surrogata” non è una bella espressione, perché affianca la maternità, l’essere madre, genitore, alla gravidanza e questo è sbagliato. Partorire non rende madre automaticamente, rende puerpera.
Diciamo che è un po’più rispettoso rispetto a “Utero in affitto”, perché per lo meno definisce un soggetto che non è una parte del corpo ma un qualcosa che fai fare a qualcun’altro, la maternità tramite qualcun’altro. Ma la maternità è tante altre cose che possono tranquillamente esistere senza gravidanza e viceversa possono non esistere dopo la gravidanza.

Ma chi ritiene di dover difendere tutte le donne, anche loro malgrado, dovrebbe utilizzare almeno l’espressione “maternità surrogata”. Così, per dare una parvenza di umanità a quello che predica. Per mettere nel soggetto un’esperienza vissuta da una persona, non un pezzo di persona.

 

Le 10 cose che non dovreste mai scrivere a un/a cretino/a

Come già abbondantemente detto io sono antibinarista, ovvero credo che le differenze tra uomini e donne, al di fuori di quelle strettamente biologiche, siano inventate culturalmente e debbano perdere di rilevanza. Specifico che ciò non significa “siamo tutti uguali”, al contrario. Significa che siamo tutti diversi singolarmente, e non divisi in due gruppi che TRA LORO sono diversi.
Ok?

Detto ciò ogni tanto mi piace farmi del male, e quindi mi metto a leggere un articolo che già dal titolo promette malissimoContinua a leggere…

Orgogliosamente arrapate

Mi passano questo “articolo” o, per dirla alla Michela Murgia, un articoloide, titolato così:

Cinquanta sfumature di rosa, le ragazze pugliesi pazze per il film

che già fa tanto intellettualoide col naso all’insù, che si scandalizza dei fenomeni adolescenziali e ancor di più dei fenomeni popolari. Ooooh! Ragazze che impazziscono per un film d’amore col belloccio! Mai accaduto al mondo! Continua a leggere…