Perché “Kera di notte”?

Kera di notte, come le lucciole, come i sogni, come le sbronze che son belle solo di notte. Poi la mattina sono dolori.

Kera dal 1999, una sera che stavo andando a lavorare in discoteca e l’agente mi chiese se avevo un nome d’arte contemporaneamente alla ragazza che mi chiedeva se il pupazzo rappresentato nel mio specchietto aveva un nome. Dissi “Kero…” e senza finire sentii dire al telefono “Kera, si fa chiamare Kera”. Non amo contraddire sulle cose che non ritengo importanti, e mi feci piacere l’idea. Poi col tempo mi affezionai a questa trasposizione forzata al femminile di “rana” in Giapponese.

“Di notte” da quando ho iniziato l’Università. Da quando conducevo due vite: vocalist o cantante o cameriera di notte e universitaria di giorno. Finì che coloro i quali mi avevano conosciuta la notte mi chiamavano Kera, gli altri Paola. Il mio coinquilino di allora leggeva un fumetto chiamato “Chiara di notte”, e così mi entrò in testa questa espressione.

Kera è sfrontata, testarda, snob e aggressiva. Paola è quella parte che non tutti vedono perché Kera la protegge.

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